LIMINALITA' & DIVERSITA': "APERTE PER... FERIE"  LA LIMINALITÀ, COSÌ COME LA DISABILITÀ, RESTANO SEMPRE "APERTE PER... FERIE" Anonimo (elab.), Bandiera della disabilità, s.d. La salute, si ricorderà, non è la pura e semplice assenza di malattia, bensì lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale della persona. Benessere psicofisico e sociale che una disabilità, evidentemente, nega e tende in parte o del tutto a dissolvere, “armata”, come spesso è (similmente alla morte), di un’antidialettica cinica e crudele... Disabilità che, attraverso il progressivo degradarsi del corpo, diviene, tra l'altro, un penoso grimaldello che apre le porte a una dimensione altra, una sorta di fuga dal mondo o, comunque, a una potenziale quanto temibile marginalizzazione della persona che vive in quella condizione. Un'aggravante ulteriore, una liminalità che interrompe e sconvolge gli abituali ritmi e/o ruoli sociali e fa assumere una veste nuova alla persona con disabilità. Una dimensione umana e sociale nella quale la persona in situazione di disabilità non ha comunque scelta, caricata, come di norma è, anche dell’onere di fare ogni sforzo possibile per migliorare il proprio residuo stato di abilità e/o di salute. Qualunque carenza, un cedimento qualsiasi può essere infatti letto come un’assenza d’impegno, di responsabilità e persino come un segno indesiderato e/o prematuro di abbandono. In questo difficile sottobosco culturale, la sfida ulteriore è quindi rappresentata dal sommarsi di tutto ciò al progressivo dissolversi dell'indipendenza di scelta di chi vive una disabilità. Questo perché, come ben si immaginerà, la persona malata - ancor più se con disabilità - dipende, di norma, più o meno completamente e progressivamente dagli altri. Anche (ma non solo) per queste ragioni, il reticolo di interrelazioni nel quale, a vario titolo, familiari, care giver e, non ultima, anche la rete sociale e gerarchico-funzionale che "agisce" sul posto di lavoro della persona con disabilità deve cercare di promuovere costantemente e ininterrottamente nuove sinergie per favorire - sia in presenza sia a distanza - lo sviluppo di specifici progetti - misurabili e valutabili - che abbiamo come comune obiettivo una sempre più ampia e autentica inclusività delle persone interessate. Non ultimo, attraverso la relativa comunicazione. Perché favorire l'inclusività può, tra l'altro, rappresentare anche un ulteriore fattore strategico per contribuire a migliorare - e non solo in apparenza - sia il clima aziendale sia, anche in una prospettiva più estesa e articolata, il relativo sistema organizzativo/produttivo e la rete di sostegno e assistenza interna ed esterna di riferimento per coloro che vivono una situazione disabilità. Situazione che - come se tutto questo non fosse già comunque abbastanza - rischia costantemente di "evolvere", come accennnato, anche in un'altrettanto temibile condizione di liminalità. Tenerne adeguatamente, sistematicamente e, soprattutto, concretamente conto nelle relative policy aziendali e nei relativi piani attuativi - detto senza ipocrisie e per quanto banale possa eventualmente sembrare - non è solo un mero e talora in parte "vuoto" rispondere a un (comunque doveroso) imperativo etico/morale... english version LIMINALITY & DISABILITY: "OPEN FOR ... HOLIDAYS" Anonimus (elab.), Disability flag, n.d. Health, it will be remembered, is not the pure and simple absence of disease, but the state of complete physical, mental and social well-being of the person. Psychophysical and social well-being that a disability evidently denies and tends in part or completely to dissolve, "armed", as it often is (similar to death), with a cynical and cruel antidialeptic ... Disability that, through the progressive degradation of the body, becomes, among other things, a painful lock pick that opens the doors to another dimension, a sort of escape from the world or, in any case, to a potential and fearful marginalization of the person who lives in that condition. A further aggravating circumstance, a liminality that interrupts and upsets the usual rhythms and / or social roles and makes the person with disabilities take on a new guise. A human and social dimension in which the person in a situation of disability has no choice, charged, as is usually the case, with the burden of making every possible effort to improve their residual state of ability and / or health. Any deficiency, any failure can in fact be read as an absence of commitment, responsibility and even as an unwanted and / or premature sign of abandonment. In this difficult cultural undergrowth, the further challenge is therefore represented by the addition of all this to the progressive dissolving of the independence of choice of those who live with a disability. This is because, as you will well imagine, the sick person - even more so if with disabilities - usually depends more or less completely and progressively on others. Also (but not only) for these reasons, the network of interrelations in which, for various reasons, family members, care givers and, last but not least, also the social and hierarchical-functional network that "acts" in the workplace of the person with disabilities it must try to constantly and uninterruptedly promote new synergies to favor - both in presence and remotely - the development of specific projects - measurable and evaluable - which have as a common objective an ever wider and more authentic inclusiveness of the people concerned. Last but not least, through the related communication. Because fostering inclusiveness can, among other things, also represent a further strategic factor to help improve - and not only apparently - both the corporate climate and, even in a more extensive and articulated perspective, the related organizational / production system and the internal and external support and assistance network of reference for those living in a situation of disability. Situation that - as if all this were not already enough - constantly risks "evolving", as mentioned, even in an equally fearful condition of liminality. Taking them adequately, systematically and, above all, concretely into account in the relative company policies and in the relative implementation plans - said without hypocrisy and however banal it may seem - is not just a mere and sometimes partly "empty" answer to a (however necessary) ethical / moral imperative ...