POETRY REWRITE

Poetry rewrite

Le poesie, tecnicamente, sono delle immagini. Diverse, evidentemente, da quelle che comunemente siamo abituati a considerare come tali (per forma, ad esempio, ma non solo). Ma, in ogni caso, anch'esse una sorta di "fotografia"...

Delle immagini, dei "segni", delle metafore, dunque, che rinviano ad una dimensione altra, sia essa affettiva, emotiva, sociale e, più in generale, culturale,  di norma "esterna" ad esse.

Un altrove, talora anche radicalmente diverso dalla dimensione, dalla "realtà" di origine.

E, non ultimo, per quel che vale: sono dei versi importanti, ... per lo meno per me.

Buona lettura e anche buon... ascolto, dunque, perché ho realizzato anche una versione ambient/spoken word di questi versi, disponibile al link:

https://soundcloud.com/gerardo-regnani/sets/poetry-rewrite

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#spoken word #poetry rewrite

Maria Carta

Dies Irae

Die tràgicu su die morit su mundu in fiama comente est profetizadu.

Cantu terrore infrenadu pro su giùighe in arrivu chi deet totu revelare.

Sonu tremendu at a dare subra sas losas sa trumba fortzende totus a su tronu.

Morte e natura a consonu sos mortos miran in vida pro su protzessu finale.

Batin su testu fatale ube 'ogni òpera est iscrita pro la poder giudicare.

Ite potho porrogare, in cale abocadu ispero si tremat fintzas su giustu?

Die 'e làgrimas est custu cando riu lassat su piuber pro sa sentèntzia su reu.

Lu perdonet Deus meu Jesus bonu àmalu reposare fàghelu. Amen.

Dies Irae

Giorno tragico quel giorno muore il mondo in fiamme com’è stato profetizzato.

Quanto terrore incontenibile per l’arrivo del giudice che dovrà rivelare ogni cosa.

Un suono tremendo emetterà sui sepolcri la tromba costringendo tutti verso il trono.

La morte e insieme la natura guardano i morti, di nuovo in vita per il processo finale.

Portano il testo fatale dove ogni opera è scritta perché sia giudicata.

Che cosa posso dichiarare, in quale avvocato sperare se trema persino il giusto?

Giorno di lacrime è questo, quando si leva dalla polvere il reo per la sentenza.

Il mio Dio lo perdoni, Gesù buono, amalo fa’ che riposi. Amen.

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#spoken word #poetry rewrite

Foto da: Sardegna Maria Carta, Adelina Murgia (elab.: G. Regnani)

https://www.pinterest.it/adelinamurgia62/sardegna-maria-carta/

https://lyricstranslate.com/it/dies-irae-dies-irae.html-1 https://m.youtube.com/watch?v=wwM1MOw7fRc

Rosadini Giovanna Si scrive sul vuoto e sull'assenza Si scrive sul vuoto e sull’assenza,

assorbiti dal silenzio friabile di ricordi decomposti che prendono alla gola, nella frana del tempo che tutto divora e trasforma, cercando la propria voce e l’altrui orma nella terra impastata di buio, dove ogni cosa ormai tace.

Si scrive, ed è una lotta con l’ombra che sempre sfugge e sempre ci minaccia presi da un’onda che lascerà una traccia

Fioriture capovolte (Einaudi, 2018)

Foto di Dino Ignani (elab.: G. Regnani)

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Montieri Gianni

Mi interessa il futuro

Mi interessa il futuro sapere come diventeranno le sedie, le poltrone con cosa le sostituiremo se ci invecchieremo sopra immaginare i libri a venire accanto a quali staremo sapere se tutto questo precipitare finirà se arrivati sull’orlo tireremo indietro il piede e voltandoci vedremo punti grigioazzurri ognuno mancanza ognuno cosa perduta.

Le cose imperfette (LiberAria, 2019)

Fotografia elab.: G. Regnani

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Eugenio Montale (1896-1981)

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l'ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Montale Eugenio, Non chiederci la parola, da Ossi di seppia, 1925

E' disponibile anche una versione ambient/spoken word di questi versi al link:

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Alda Merini (1931-2009)

E poi fate l’amore

E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo, sulla pancia, sulla schiena,
i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni,
inalare profumi, cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano allo stesso ritmo,
e poi sorrisi,
sinceri dopo un po’ che non lo erano più.
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.

Merini Alda (attribuita a), E poi fate l’amore

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975)

Sesso, consolazione della miseria!

Sesso, consolazione della miseria! La puttana è una regina, il suo trono è un rudere, la sua terra un pezzo di merdoso prato, il suo scettro una borsetta di vernice rossa: abbaia nella notte, sporca e feroce come un'antica madre: difende il suo possesso e la sua vita. I magnaccia, attorno, a frotte, gonfi e sbattuti, coi loro baffi brindisi o slavi, sono capi, reggenti: combinano nel buio, i loro affari di cento lire, ammiccando in silenzio, scambiandosi parole d'ordine: il mondo, escluso, tace intorno a loro, che se ne sono esclusi, silenziose carogne di rapaci. Ma nei rifiuti del mondo, nasce un nuovo mondo: nascono leggi nuove dove non c'è più legge; nasce un nuovo onore dove onore è il disonore... Nascono potenze e nobiltà, feroci, nei mucchi di tuguri, nei luoghi sconfinati dove credi che la città finisca, e dove invece ricomincia, nemica, ricomincia per migliaia di volte, con ponti e labirinti, cantieri e sterri, dietro mareggiate di grattacieli, che coprono interi orizzonti. Nella facilità dell'amore il miserabile si sente uomo: fonda la fiducia nella vita, fino a disprezzare chi ha altra vita. I figli si gettano all'avventura sicuri d'essere in un mondo che di loro, del loro sesso, ha paura. La loro pietà è nell'essere spietati, la loro forza nella leggerezza, la loro speranza nel non avere speranza.

Pasolini Pier Paolo, Sesso, consolazione della miseria!, La religione del mio tempo, 1961

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Lawrence Monsanto Ferlinghetti (1919)

Il mondo è un gran bel posto per nascerci

Il mondo è un gran bel posto per nascerci, se non date importanza alla felicità che non è sempre tutto questo spasso se non date importanza a una punta d’inferno qua e là proprio quando tutto va bene perchè anche in paradiso non è che cantino tutti i momenti. Il mondo è un gran bel posto per nascerci se non date importanza alla gente che muore continuamente

o è soltando affamata per un pò che in fondo poi fa male la metà se non si tratta di voi. Oh il mondo è un gran bel posto per nascerci se non vi state troppo a preoccupare di qualche cervello morto su ai posti di comando o di una bomba o due di tanto in tanto contro le vostre facce voltate o di simili contrattempi cui va soggetta la nostra società di Gran Marca con i suoi uomini che si distinguono e i suoi uomini che estinguono e i suoi preti e altri scherani e con le varie segregazioni e congressuali investigazioni e altre costipazioni che sono il retaggio della nostra carne demente. Si il mondo è il posto piu’ bello del mondo per un sacco di cose come fare la pantomima della farsa e fare la pantomima dell’amore e fare la pantomima della tristezza e cantare in sordina d’amore e avere ispirazioni e andare a zonzo guardando tutto e odorando fiori toccando il culo alle statue e persino pensando e baciando la gente e facendo figli portando pantaloni e agitando cappelli e ballando e andando a bagnarsi nei fiumi a fare dei pic-nic in piena estate o solo genericamente «godendosi la vita» Sì ma poi proprio in mezzo a tutto quanto arriva sorridente il beccamorto.

Ferlinghetti Lawrence Monsanto, Il mondo è un gran bel posto per nascerci

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Fernando Pessoa (1888-1935)

Cansaço

O que há em mim é sobretudo cansaço — Não disto nem daquilo, Nem sequer de tudo ou de nada: Cansaço assim mesmo, ele mesmo, Cansaço. A subtileza das sensações inúteis, As paixões violentas por coisa nenhuma, Os amores intensos por o suposto em alguém, Essas coisas todas — Essas e o que falta nelas eternamente —; Tudo isso faz um cansaço, Este cansaço, Cansaço. Há sem dúvida quem ame o infinito, Há sem dúvida quem deseje o impossível, Há sem dúvida quem não queira nada — Três tipos de idealistas, e eu nenhum deles: Porque eu amo infinitamente o finito, Porque eu desejo impossivelmente o possível, Porque quero tudo, ou um pouco mais, se puder ser, Ou até se não puder ser... E o resultado? Para eles a vida vivida ou sonhada, Para eles o sonho sonhado ou vivido, Para eles a média entre tudo e nada, isto é, isto... Para mim só um grande, um profundo, E, ah com que felicidade infecundo, cansaço, Um supremíssimo cansaço, Íssimno, íssimo, íssimo, Cansaço... Álvaro de Campos, heterónimo de Fernando Pessoa, Cansaço, in "Poemas"

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Cesare Pavese (1908-1950)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi- questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola un grido taciuto, un silenzio. Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti.

Pavese Cesare, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 1950

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Last blues, to be read some day

T was only a flirt you sure did know - some one was hurt long time ago.

All is the same time has gone by - some day you came some day you’ll die.

Some one has died long time ago - some one eho tried but didn’t know.

Pavese Cesare, Last blues, to be read some day, da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 1950

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Emily Dickinson (1831-1886)

After great pain, a formal feeling comes

After great pain a formal feeling comes

The nerves sit ceremonious like tombs; The stiff Heart questions--was it He that bore? And yesterday--or centuries before?

The feet, mechanical, go round A wooden way Of ground, or air, or ought, Regardless grown, A quartz contentment, like a stone.

This is the hour of lead Remembered if outlived, As freezing persons recollect the snow

First chill, then stupor, then the letting go.

Dickinson Emily, After great pain a formal feeling comes

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Giorgio Caproni (1912-1990)

Foglie

Quanti se ne sono andati… Quanti. Che cosa resta. Nemmeno il soffio. Nemmeno il graffio di rancore o il morso della presenza. Tutti se ne sono andati senza lasciare traccia. Come non lascia traccia il vento sul marmo dove passa. Come non lascia orma l’ombra sul marciapiede. Tutti scomparsi in un polverio confuso d’occhi. Un brusio di voci afone, quasi di foglie controfiato dietro i vetri. Foglie che solo il cuore vede e cui la mente non crede.

Caproni Giorgio, Foglie

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Antonio Mario Sestito (1963)

Futile

Preparo il mio corredo

ogni giorno nascondo lasciti

stipati in un bagaglio soltanto 

ricordi da scordare e memorie appassite

come rosa che incanta

di colore e di profumo

i pugni serrati in tasca

e lo sguardo oltre la montagna

dimenticheremo ogni cosa

parole e mestieri

amori e passioni.

Dimenticheremo ogni cosa.

Sestito Antonio Mario, Futile, 24 aprile 2019

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The Doors

The End

"This is the end Beautiful friend This is the end My only friend The end Of our elaborate plans The end Of everything that stands The end No safety or surprise The end I'll never look into your eyes Again Can you picture what will be So limitless and free Desperately in need of some stranger's hand In a desperate land..."

The Doors, The End, The Doors, 4 gennaio 1967

Led Zeppelin

The battle of evermore

"The pain of war cannot exceed the woe of aftermath..."

Led Zeppelin, The battle of evermore, Led Zeppelin IV, 8 novembre 1971

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G.Regnani, Analogico vs digitale, 2019

Gerardo Regnani. "On [my] photography"

Fine - The  end

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