PHOTOGRAPHY THROUGH SONGS - La Fotografia "riflessa" nella Canzone

PHOTOGRAPHY THROUGH SONGS La Fotografia "riflessa" nella Canzone “I heard your voice through a photograph” Otherside, Red Hot Chili Peppers

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Anonimo, s.t., 2022

“Time it was, and what a time it was, it was

A time of innocence, A time of confidences

Long ago, it must be, I have a photograph

Preserve your memories; They're all that's left you”

Bookends Theme, Simon & Garfunkel

INDICAZIONI PER LA LETTURA

Il testo di questa ricerca è diviso in tre parti, per offrire altrettante (e diverse) opzioni di lettura:

1a) la prima parte è composta del solo testo dell'articolo di commento;

2a) la seconda parte è composta dal testo dell'articolo intervallato dai testi delle canzoni selezionate durante la ricerca;

3a) la terza parte è composta dai soli testi delle canzoni.

Si aggiunge, infine, che per quanto perfettibile, si tratta di un primo fronte di ricerca che, in prospettiva, potrebbe essere ulteriormente ampliato. Primo nucleo di una ricerca che ha richiesto diversi mesi di lavoro.

Buona lettura, dunque,  e anche buon ascolto, nel caso si volesse usare come sottofondo l'omonima playlist che, come si riaccennerà più avanti, integra e completa il lavoro. Anch'essa intitolata "Photography through Songs" e disponibile al link: khttps://m.youtube.com/playlist?list=PLBM3Pwe1OiqsHpkamxfEHcakBT1kBuhzD).

TESTO DELL'ARTICOLO

La Musica, come la definisce il vocabolario Treccani, è l’arte di creare suoni che possono variare per altezza, intensità e qualità, per mezzo di strumenti e/o della voce umana. Quest’ultima, nella sua forma canora, assume la denominazione formale di Canzone, una composione che può prevedere anche un accompagnamento musicale. Ed è proprio di una serie di canzoni e, in particolare, del loro rapporto con la Fotografia che si occuperà questo testo.

Le canzoni selezionate sono state raccolte in un’apposita playlist – composta, al momento, da n. 126 video musicali - che integra e completa il lavoro, immaginata anche come possibile sottofondo alla lettura proprio di questo stesso testo. Si tratta di una raccolta molto eterogenea, sia per la varietà dei generi presenti sia per quella degli interpreti.

Per fare solo qualche esempio, la playlist spazia: da Bob Dylan a Lady Gaga, da Claudio Baglioni ai R.E.M., da Lou Reed a Taylor Swift, da Alice in Chains a Nina Nesbitt, da Diamanda Galàs a Ed Sheeran, da Franco Battiato a Paul Simon, da Yonas a Holger Czukay, da The Who a David Sylvian, da The Last Goodnight alla Premiata Forneria Marconi e così via… I relativi testi spaziano anch'essi, da temi, più "leggeri" per così dire , ma mai banali a parere di chi scrive, a tematiche più "dense", che spaziano a loro volta, per fare solo un esempio, dalle vicende di R. Capa al "manifesto" di Lou Reed e John Cale dedicato ad Andy Warhol e via proseguendo...

Una playlist, ovviamente ampliabile ulteriormente che intende offrire soltanto un “assaggio” di come, concretamente, la Fotografia si “rifletta” anche nella Canzone, con le relative suggestioni che ne possono eventualmente derivare. Una playlist che, per quanto sottinteso, non ha nessuna pretesa né di esautività né, tanto meno, di scientificità, ed è disponibile al seguente link: PHOTOGRAPHY through SONGS.

Più nello specifico, le canzoni che compongono questa raccolta sono state scelte perché i relativi testi contengono – anche indirettamente – riferimenti più o meno espliciti ed evidenti con il mondo della Fotografia. Fotografia più o meno “riflessa” in questi testi, benché, per quanto ovvio, lo sia in percentuali talora anche molto diverse da una canzone all’altra (cfr., in fondo, i testi completi delle canzoni scelte).

E questi riferimenti, a parere di chi scrive, rivestono un carattere di particolare importanza e un rilievo dati dal fatto che sono a loro volta una sorta di indicatore e, insieme, “specchio” di qualcos’altro, potendo la Canzone, così come la Musica, ben rappresentare anche l’insieme delle composizioni, ad esempio, di un’intera nazione, di un determinato periodo storico, di una cultura specifica, di un particolare autore, etc.

 

Un patrimonio espressivo che viene condiviso sempre senza particolari “interferenze” – fatta eccezione per qualche eventuale breve nota di accompagnamento – proponendo ogni testo, per intero o per frazioni, così come è stato estratto alla fonte. Si lascerà poi al lettore/ascoltatore/spettatore la libertà di associarlo eventualmente anche con le riflessioni relative alla Fotografia contenute in questo testo.

Ciascuna di queste canzoni, ognuna con il suo specifico patrimonio espressivo, come si potrà notare già a partire dal primo testo proposto (cfr. sempre, in fondo, i testi delle canzoni scelte), ci racconta, di norma, una storia.

E, attraverso questa narrazione, “alta” o ”bassa” che sembri, ognuna a suo modo veicola anche stili, tecniche, tradizioni e, più in generale – non solo con il supporto della voce umana - idee e orientamenti sul Mondo e, non ultimo, in una prospettiva metadiscorsiva, anche sugli stessi mezzi espressivi.

 

Tra i quali, per quel che qui più ci interessa, c’è, come accennato poc’anzi, anche la Fotografia, della quale si accennerà a più riprese.

Una Fotografia, definita un medium “bizzarro” da R. Barthes, che, anche nella dimensione social contemporanea, continua a presentarsi in un continuo e precario equilibrio tra l’apparente rappresentazione speculare del reale e un’altrettanto possibile astrazione intellettuale.

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Un’ambivalenza enigmatica che può anch’essa “inquinare” l’eventuale funzione documentaria della Fotografia, esponendola alla potenziale relatività di qualunque lettura.    

Mettendone, in tal modo, concretamente in discussione lo storico ruolo di testimone e, talora, persino di “agente di storia”, come può testimoniare il suo utilizzo anche in ore particolarmente drammatiche per il Mondo, nell’attualità del presente, cosi come in passato.

Ma, anche restando apparentemente distanti dalla linea del fronte, come sembra avvenga in queste righe, questa distanza è forse meno ampia di quel che in realtà può apparire, non ultimo, perché, evidenziando il ruolo e la visione della Fotografia sul Mondo.

Una visione condivisa nelle storie narrate tramite la Canzone, che , conseguentemente, rinvia alle scelte - implicite o esplicite che siano – e, più in generale, all’uso comunque “politico” della Fotografia da parte dei relativi autori.

Si, veri e propri atti politici - a partire dai testi apparentemente meno impegnati sino ad arrivare a quelli paradigmatici - attraverso e in esito ai quali, l’autore ha quindi deciso a priori cosa sia dentro e cosa resti fuori dalla relativa narrazione, compresa quella riguardante la Fotografia.

Suoni e voce, insieme, non hanno quindi mai smesso di attestare - anche in queste ore, nuovamente così drammatiche per il Mondo - che non sono affatto astratte e lontane dal Mondo stesso come potrebbe, invece, talora apparentemente sembrare.

Neanche quando - per lo meno in “superficie” – i testi sembrino meno impegnati o, parafrasando una fortunata espressione diventata popolarissima recentemente, addirittura… “leggerissimi”.

Tanto meno lo sono le frazioni di testo dedicate alla Fotografia qui proposte, perché la Canzone – in una prospettiva metadiscorsiva che comprende, come già accennato, anche una continua autoanalisi - ci racconta in ogni caso come l’Umanità “parli” sempre e, soprattutto, di sé stessa anche tramite altri media, Fotografia inclusa, s’intende.

Un’evidenza persino banale, considerando il fatto che non si sta parlando di un medium isolato, bensì di un ente trasversale, concretamente immerso in un costante rapporto simbiotico e di continua interdipendenza con altri media.

Questo medium intermedia, convivendo tra old e new media, contribuisce non poco anche nell’ambito del web a veicolare e, insieme, ridefinire incessantemente la nostra visione del Mondo e, così facendo, a rimodellare la percezione della nostra stessa identità.

Attraverso un flusso variegato e crescente e continuo di contributi ai processi di rappresentazione della realtà la Fotografia, anche con il contributo delle relative idee al riguardo veicolate per messo della Canzone è divenuto nel tempo, anche un popolare canale espressivo tra i più comuni e diffusi per la salvaguardia della memoria.

Una memoria, non solo personale, ma anche collettiva.

  

La Storia, in sostanza, anche tramite tracce apparentemente soltanto intime, personali.

La Fotografia, in solitaria o tramite l’intermediazione della Canzone, assume la funzione di mezzo strategico per una più ampia e completa “traduzione” del “proprio” Mondo: a partire da sè stessi all’ambiente sociale e naturale di riferimento.

Un immaginario collettivo che anche la Fotografia, grazie alla “voce” prestatagli di volta in volta dalla Canzone, contribuisce a rimodulare di continuo.

E la voce umana – con o senza l’ausilio della Musica - fungendo da ventriloquo della Fotografia, permette peraltro alle immagini, oltre che di interagire, anche di “parlare” in modo ancor più ampio e completo al/con il Mondo.

E, interagendovi continuamente, questa marea immensa e plurale di immagini visive e “sonore” concorre a creare anche un reale altro, differente da quello “concreto”.

Una sorta di dimensione parallela, certamente di secondo grado, percepita comunque come “reale”, con la quale s’interagisce, non solo simbolicamente, similmente alla “realtà” (tecnicamente) di primo grado.

Una “traccia” di questa possibile sinergia tra la Canzone e la Fotografia, potrebbe essere rappresentata dalle sinestesie variabili - sonore e visive - veicolate proprio dalla playlist “Photography through Songs” proposta con questo testo. 

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Una proposta certamente perfettibile, senza nessuna pretesa di scientificità né di esaustività, si diceva, e che va presa, pragmaticamente, per quel che può eventualmente offrire, a partire dall’utilizzo come possibile sottofondo alla lettura di questo testo.

E, tornando al complesso reticolo di interrelazioni accennato poc’anzi, si pensi, per fare un altro esempio in tema, alla miriade di file audio e video con le hit di tendenza del momento - che rappresentano gli universi simbolici di riferimento per i relativi autori ed interpreti - scambiati ogni giorno nell’ambito dei soli rapporti amicali e/o affettivi che popolano la dimensione multiforme e rizomatica della rete.

La Fotografia dunque, grazie alla “complicità” della Canzone, anche nella realtà rizomatica del web, sembra inoltre favorire il superamento dell’opposizione classica tra il vero e il falso, ridisegnandone continuamente i confini e i relativi rapporti di forza.

Amplificando, al tempo stesso, una visione sempre più simulata del reale.

La Canzone assume anch’essa, in tal modo, le vesti di una sorta di metamedium, ancor più efficace allorché è “rinforzata” dal supporto di altri media, quali video e, sempre riguardo a quel che più ci interessa in quest’occasione, la Fotografia.

Le ulteriori sinergie alimentate dalla compresenza di fimati, fotografie, musica e testi favoriscono l’ulteriore radicarsi di una certa idea della Fotografia e il suo “riflettersi”, tra l’altro, anche nella dimensione magmatica, fluida e “liquida” della Canzone.

Un medium comunque “resistente”, la Fotografia, seppure con le sue possibili tare.

Un mezzo e uno strumento di espressione e comunicazione, tra l’altro, dato per “morto” in più di un’occasione.

Un medium che, invece, proseguendo una tradizione e un’eredità storica anch’essa dura a morire – anche tramite  la forma Canzone - agisce concretamente alla ridefinizione dell’idea di reale, con un ruolo quanto meno di co-protagonista nella continua rimodulazione di questo universo simbolico di senso.

E la Canzone è tutt’altro che una semplice “ancella” al servizio di altre forme d’Arte, così come diceva a suo tempo della Fotografia il poeta Charles Baudelaire.

Protagonista indiretto anche lui - attraverso le modulazioni radicali della voce di Diamanda Galás, interprete di un testo del poeta francese dedicato ad un poema di Terenzio - di una delle frazioni che compongono la citata playlist che correda questo testo (cfr. sempre sotto).

Una interrelazione, quella della Fotografia “riflessa” nella Canzone che, ribaltando quella che in passato avrebbe potuto essere considerata un’illogica ingenuità, non sembra negare affatto che il relazionarsi con un ambiente simulato non condivida più delle analogie con la realtà concreta.

Non solo, ma si potrebbe aggiungere che l’interazione con l’ambiente nel quale la simulazione stessa avviene, richiede tendenzialmente proprio un comportamento analogo a quello che si terrebbe nella realtà concreta di primo grado.

In ogni caso, la possibilità che i “riflessi” della Fotografia che si riverberano nella Canzone possano rappresentare concretamente la realtà concreta di primo grado rimane, come più volte sottolineato anche in altre occasioni, sempre e soltanto in astratto, essendo l’immagine sempre qualcosa di diverso dal (s)oggetto d’origine.

Non ultimo, per l’ineluttabilità dello scarto temporale tra il momento nel quale accade un qualsiasi evento originario poi raffigurato in una qualunque immagine e la (sempre successiva rispetto al momento dell’accaduto) visione della stessa per mezzo di una fotografia da parte di un ipotetico spettatore.

Come, al riguardo, ci “testimoniano” emblematicamente ed incessantemente, ad esempio: la pubblicità e la moda, con e senza il supporto di testi e/o di musica.

Entrambe sono esemplificazioni paradigmatiche, sotto le fattezze di apparenze di “reale” di primo grado, di quella che, all’opposto, è proprio la sua concreta dissoluzione.

Attestando ulteriormente, nel caso ve ne fosse eventualmente ancora bisogno, che si tratta soltanto di rappresentazioni, di reinvenzioni e/o ricostruzioni fittizie, per lo meno di secondo grado, del mondo reale “concreto”. Una “realtà”, quella raffigurata e/o rappresentata in un’immagine, che, pur sembrando “vera”, tale, invece, non è sostanzialmente mai. Essendo, semmai, un eventuale copia, verosimilmente “aderente” al reale originario che “si accontenta” di rappresentare.

Come provocatoriamente avviene, ad esempio, in molte delle finzioni dell’autore e teorico spagnolo J. Fontcuberta. 

Una sorta di virtualità ante litteram, tra l’altro, quella riguardante la dimensione concettuale veicolata dalla Fotografia. Un esito caratteristico del costante prevalere della sfera intellettuale del medium sugli aspetti formali. Il prevalere, anche per mezzo delle modulazioni vocali della Canzone, delle astrazioni della Fotografia sulla materialità stessa dell’opera.

Una propensione alla virtualità che da sempre connota anche la Canzone – per quanto “costituzionalmente” diversa - così come la Fotografia, nella sua relazione con il reale.

Anche mediante quel che ne “riflette” la Canzone, per la Fotografia si delinea un rapporto che, per un verso, non sembrerebbe comunque in grado di pregiudicare in assoluto la relazione con il suo referente originario, sebbene questa connessione sia ora mediata, ma non resa del tutto arbitraria, da una diversa tecnologia rispetto al passato.

Ciò detto, il tradizionale vecchio “credo” verista della Fotografia, benché in parte eroso da una accresciuta consapevolezza del tendenziale nichilismo contenuto in ogni immagine fotografica, anche nella Canzone continua ad alimentarsi, consolidando ulteriormente l’idea di una sua capacità di sostituire la realtà con una teoria di spettri, di simulacri visivi. Fantasmi che “resuscitando” il reale testimoniano, piuttosto, la vittoria del Tempo e della Morte sulla vita, continuando comunque ad assicurare alla Fotografia un ruolo da protagonista anche nell’era dei social network.

Nell’immaterialità della rete, così come nella concretezza tangibile offerta da un supporto materiale, la narrazione “fotografica” contenuta nella Canzone, analogamente a quella “incollata” in una vera e propria immagine, per acquisire senso deve sempre andare comunque a cercare il proprio significato “fuori” dall’imamgine stessa, oltre la semplice apparenza virtuale del (s)oggetto narrato nel testo della Canzone. Questa trasfersta “all’esterno” diventa ancor più palese e, quindi, obbligata, in tutti quei casi nei quali non è possibile contare sull’eventuale verosimiglianza del (s)oggetto “riflesso” nell’immagine virtuale descritta nel testo di una canzone con il suo eventuale referente originario.

In ogni caso, questo viaggio “al di fuori”, alla ricerca di un significato plausibile da trasferire e “appiccicare” dentro l’immagine – sia essa quella reale, concreta, come, ad esempio, una comune istantanea, così come una immaginaria, esistente soltanto nella narrazione di una canzone -  è, comunque, sempre necessario. Altrimenti, anche l’immagine descritta in una canzone potrebbe, paradossalmente risultare “invisibile” o indecodificabile o, estremizzando ulteriormente l’ipotesi, persino “muta” in termini di senso. La ricerca di senso all’“esterno”, nel caso della Fotografia “contenuta” nel testo della Canzone, può tuttavia anche limitarsi solo ad una eventuale ricerca di senso nel perimetro formale del testo del brano. Confidando anche nel “rinforzo” e nell’aiuto offerto da euristiche che possono in qualche modo “indirizzare” l’interpretazione rivelatrice di quanto sia effettivamente mostrato/rappresentato nell’immagine “reale” o “inglobata” nel testo della forma Canzone. Ancor di più, per quanto ovvio, in situazioni connotate da particolari fattori di astrattezza e, quindi, di incertezza ed ambiguità interpretativa riguardo al (s)oggetto “impresso” nell’immagine, ovunque essa, in qualche modo, si manifesti.

In generale, nei “riflessi” della Fotografia riverberati dalla Canzone, così come nelle sue performance nella dimensione rizomatica della rete, persiste comunque una tenace aura realista che “vede”, in particolare nell’immagine fotografica, la totale partecipazione dell’entità originaria ritratta. L’immagine è complessivamente percepita, seppure con una maggiore dose di scetticismo rispetto al passato, sempre come una possibile, talora persino autentica duplicazione del reale, alimentando, in tal modo, l’idea concreta di una Fotografia intesa quale possibile “prolungamento” del soggetto originario, ovvero del reale, anziché di un simulacro, di un fantasma.

La disputa si alimenta della capacità delle immagini (ovviamente anche quelle) fotografiche – senza necessariamente irrigidirsi sugli estremi di un realismo ingenuo o, all’opposto, sul fronte di un annichilimento totale del reale, pur non essendo ovviamente mai possibile “possedere” completamente la realtà – di spaziare più o meno liberamente dal livello di apparente referente di un analogo concreto presente nella realtà originaria “duplicata” nell’immagine finale, ovvero da una sua versione dimensione puramente denotativa ad una elaborazione e astrazione completamente soggettiva, astratta dal reale e tipica della sfera interpretativa, connotativa.

Nel primo ambito, data la schiacciante referenzialità apparente delle immagini, si configurerebbe l’assenza di un vero e proprio linguaggio come potremmo invece suppore di avere, al contrario, nel caso di un contesto connotativo, dove interverrebbe un’eventuale manipolazione pratica o intellettuale del (s)oggetto, riconducibile, di norma, ad un “autore” motivato dall’intenzione di realizzare un’opera qualsiasi, tangibile o astratta che sia.

Del reale, anche le immagini fotografiche “riflesse” nelle canzoni sembrerebebro comunque poter offrire soltanto una sorta di “è stato”, una specie di certificazione di presenza istantanea del Mondo. Un’attestazione di “realtà” che prescinderebbe dalle dispute relative al suo essere eventualmente un (s)oggetto codificato in una prospettiva di “relatività semantica”, nella quale non esisterebbe alcuna realtà concreta, o, all’inverso, confermerebbe, invece, la sua eventuale natura di copia effettiva, analogica del reale.

Un’anima inafferrabile e tendente all’indeterminatezza, quindi, anche quella della Fotografia veicolata per mezzo della Canzone, costantemente propensa a offrirci una materia per nulla o, quanto meno, non del tutto lavorata e, pertanto, da ridefinire e “completare” di volta in volta a cura del destinatario finale dell’immagine materiale, concreta, e/o del suo “riflesso” canoro all’interno della forma Canzone.

La Fotografia, come si è già accennato in precedenza, ha compiuto un percorso inizialmente tortuoso e in salita, segnato poi da una progressiva maggiore autorevolezza conquistata nel tempo.

Un’evoluzione che l’ha portata dal cennato astio baudelaireano degli esordi, che la considerava la negazione assoluta dell’arte – definendola, piuttosto, la “vendetta imbecille” dell’industria – poiché appariva capace di imitare specularmente la natura, all’affermarsi, in tempi successivi, quale potenziale quintessenza dell’arte contemporanea. In un momento storico in cui, più che mai, la Fotografia sembra esemplificare in modo sempre più condiviso, consapevole e assoluto, l’induplicabilità del reale.

Ovvero “quel“ difetto che, combinazione, l’avrebbe accomunata, da sempre, proprio all’ambito artistico. Una riflessione alla quale ha contribuito, lasciando tracce indelebili, il percorso delle c.d. Avanguardie storiche, con tutto il loro rivoluzionario bagaglio intellettuale riguardante sia la rivisitazione del ruolo dell’arte sia quello della figura stessa dell’autore. Evoluzioni storiche e paradigmatiche, esemplarmente sintetizzate e estremizzate nella radicalità dei famosi e ormai mitici ready made duchampiani.

La Fotografia tradizionale, così come quella evocata da una Canzone che ne parli, sembrano quindi riconfermare ancora una volta la loro capacità di fare leva sulla sfera motivazionale dei loro destinatari e sulle relative relazioni sociali veicolando anche nuove forme di percezione dello Spazio, del Tempo e degli universi valoriali di riferimento, con effetti rilevanti, “a valle”, anche sul fronte dell’orientamento finale all’azione. Una conclusione che, a ben vedere, non sorprende affatto, considerando la forza d’urto emotiva e la valenza simbolica da sempre insita e veicolata da qualunque immagine, materiale o astratta che sia. Quale che sia, quindi, la loro dimensione, quella materiale, piuttosto che virtuale, come nel caso di “gemella” sonora, si conferma anche la loro potenziale centralità strategica nei moderni processi di comunicazione contemporanei.  

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Una dimensione nella quale non sarebbe comunque verosimilmente più concepibile una sua limitazione d’utilizzo soltanto in funzione di mero e meccanico strumento di riproduzione iconografica del (s)oggetto reale originario.

Nella selva di relazioni del mondo contemporaneo la Fotografia, anche qualora sia intermediata da altri media, come nel caso della Canzone, si conferma, inoltre, come una componente nodale nella costruzione dell’immaginario collettivo. Tanto pervasiva e onnipresente quanto - ed è questo uno degli aspetti potenzialmente più critici - apparentemente ancora poco percepita come tale e, pertanto, paradossalmente altrettanto ancora poco temuta per la potenzialità degli effetti motivazioni e di spinta all’azione che, invece, potrebbe eventualmente comunque generare. Si pensi, ad esempio, all’eventualità di un utilizzo anche “soltanto” inconsapevolmente distorto, ovvero colposo, così come, all’opposto, ad un uso intenzionalmente malevolo di una qualsiasi istantanea riverberata o meno che sia in una altrettanto qualsiasi canzone e alle relative conseguenze dovute ad un’errata interpretazione del suo reale contenuto in termini di senso, valori, etc.

In questa prospettiva, anche alla luce della diffusione e della massificazione planetaria dei new media, l’alto potenziale motivazionale delle canzoni, così come quello delle immagini fotografiche, con tutto il relativo carico di pathos che possono eventualmente veicolare e trasmettere, sembra persino suggerire l’urgenza di ulteriori forme di (ri)alfabetizzazione all’ascolto, così come alla visione, volte a diffondere e consolidare un uso più consapevole di questi come di altri media.

Una (ri)alfabetizzazione che, in ogni occasione utile, evidenzi l’esistenza costante di un pericolo interpretativo sia di fronte ad un “testo” visivo sia di un suo omologo canoro – ma non solo, pensando, ovviamente anche ad altri media - e alla necessità, “a valle” di questa eventuale errata lettura distorta, di disporre di strumenti interpretativi (tecnici, ma, soprattutto, culturali) correttivi o per lo meno di contenimento del relativo gradiente di rischio dovuto all’errata decodifica del messaggio contenuto e veicolato da qualsiasi immagine, materiale o astratta che sia: un’istantanea, un quadro, così come, più in generale, un’… idea.

Un pericolo che, oggettivamente, è ovviamente immanente nella natura stessa dell’atto di “traduzione” di significati veicolati da qualsiasi messaggio, a prescindere dai canali, dai media di riferimento. Pericolo tanto più insidioso allorché ci si trovi di fronte a due avversari già temibili in solitaria, quali la Fotografia e la Canzone, ancor più temibili qualora l’una si allei e eventualmente si “rispecchi” addirittura nell’altra, “rinforzandola” ulteriormente. Una circostanza ancor più temibile, considerando la subdola patente di autenticità che, anche inconsapevolmente, la Canzone, in questi casi, può eventualmente ”incollare” su una qualsiasi immagine che si “rispecchi” nel suo testo. Non è quindi mai eccessivo e/o superfluo insistere su tali questioni. In particolare, sull’eternamente discussa capacità o meno di “duplicare” il reale, non solo dei media visivi, e dei relativi automatismi produttivi di senso. Senza dimenticare l’azione di rielaborazione del Tempo e dello Spazio e, non ultima, la propensione simulatoria di qualsiasi media.

La Fotografia, dunque, anche all’ombra della Canzone, prosegue, incessante, la sua azione di strategico agente di intermediazione della “realtà”, perennemente in equilibrio precario e oscillante tra le dimensioni di natura e artificio.

Una connotazione che condivide, come ridetto, oltre che con la Canzone, con l’intero complesso sistema dei – molto meno mass e sempre più personal – media contemporanei.

Conseguentemente, anche la Canzone, analogamente alla Fotografia, sembra affermarsi sempre più, anche e non solo in rete, come un emblematico medium intermedia.

Roma, 8 Marzo 2022

G. Regnani

gerardo.regnani@gmail.com

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TESTI DELLE CANZONI NEL TESTO DELL'ARTICOLO

La Musica, come la definisce il vocabolario Treccani, è l’arte di creare suoni che possono variare per altezza, intensità e qualità, per mezzo di strumenti e/o della voce umana. Quest’ultima, nella sua forma canora, assume la denominazione formale di Canzone, una composione che può prevedere anche un accompagnamento musicale. Ed è proprio di una serie di canzoni e, in particolare, del loro rapporto con la Fotografia che si occuperà questo testo. Le canzoni selezionate sono state raccolte in un’apposita playlist – composta, al momento, da n. 126 video musicali - che integra e completa il lavoro, immaginata anche come possibile sottofondo alla lettura proprio di questo stesso testo. Si tratta di una raccolta molto eterogenea, sia per la varietà dei generi presenti sia per quella degli interpreti. Per fare solo qualche esempio, la playlist spazia da: da Bob Dylan a Lady Gaga, da Claudio Baglioni ai R.E.M., da Lou Reed a Taylor Swift, da Alice in Chains a Nina Nesbitt, da Diamanda Galàs a Ed Sheeran, da Franco Battiato a Paul Simon, da Yonas a Holger Czukay, da The Who a David Sylvian, da The Last Goodnight alla Premiata Forneria Marconi e così via…

"Looking through a photograph

Giving everybody fun

Facing the locality

Images melting into one

Fun is the key to your health

Turning pictures to your heart

Facing the locality

Images melting into one

And there are you

A mirror reflection

And I don't know

I'm smiling

And there are you

A mirror reflection

And I don't know

I'm smiling

Frozen to the bone

Older than a stone

Waves and water getting calm

Images melt into one

Looking through a photograph

Giving everybody fun

Facing the locality

Images melting into one

Fun is the key to your health

Turning pictures to your heart

Facing the locality

Images melting into one

And there are you

A mirror reflection

And I don't know

I'm smiling

Frozen to the bone

Older than a stone

Waves and water getting calm

Images melt into one"

The Photo Song, Holger Czukay

Una playlist ovviamente ampliabile ulteriormente che intende offrire soltanto un “assaggio” di come, concretamente, la Fotografia si “rifletta” anche nella Canzone, con le relative suggestioni che ne possono eventualmente derivare. Una playlist che, per quanto sottinteso, non ha nessuna pretesa né di esautività né, tanto meno, di scientificità, ed è disponibile al seguente link: PHOTOGRAPHY through SONGS

"When I think back on all the crap I learned in high school

It's a wonder I can think at all

And though my lack of education hasn't hurt me none

I can read the writing on the wall

Kodachrome

They give us those nice bright colors

Give us the greens of summers

Makes you think all the world's a sunny day, oh yeah

I got a Nikon camera

I love to take a photograph

So mama, don't take my Kodachrome away

If you took all the girls I knew when I was single

And brought 'em all together for one night

I know they'd never match my sweet imagination

Everything looks worse in black and white

Kodachrome

They give us those nice bright colors

They give us the greens of summers

Makes you think all the world's a sunny day, oh yeah

I got a Nikon camera

I love to take a photograph

So mama, don't take my Kodachrome away

Mama, don't take my Kodachrome away

Mama, don't take my Kodachrome away

Mama, don't take my Kodachrome away

Mama, don't take my Kodachrome

Mama, don't take my Kodachrome

Mama, don't take my Kodachrome away

Mama, don't take my Kodachrome

Leave your boy so far from home

Mama, don't take my Kodachrome away

Mama, don't take my Kodachrome away"

Kodachrome, Paul Simon

"Kodachrome" is a song by the American singer-songwriter Paul Simon. It was the lead single from his third studio album, There Goes Rhymin' Simon (1973), released on Columbia Records. The song is named after Kodak's now-discontinued reversal film brand Kodachrome.

Più nello specifico, le canzoni che compongono questa raccolta sono state scelte perché i relativi testi contengono – anche indirettamente – riferimenti più o meno espliciti ed evidenti con il mondo della Fotografia.

playlist PHOTOGRAPHY through SONGS

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"This is the clock up on the wall

This is the story of us all

This is the first sound of a new born child before he starts to crawl

This is the war that's never won

This is the soldier and his gun

This is the mother waiting by the phone praying for her son

Pictures of you

Pictures of me

All upon your wall for the world to see

Pictures of you

Pictures of me

Remind us all of what we used to be

There is a drug that cures it all

Blocked by the governmental wall

We are the scientists inside the lab just waiting for the call

This earthquake weather has got me shaking

Inside I'm high up and dry

Pictures of you

Pictures of me

All upon your wall for the world to see

Pictures of you

Pictures of me

Remind us all of what we used to be

'Cause there's still me

Every secret moment

Every stolen promise you've been lead

Confess to me

All that lies between us

All that lies between you and me

We are the boxers in the ring

We are the bells that never sing

There is a title we cant win no matter how hard we must swing

Pictures of you

Pictures of me

All upon your wall for the world to see

Pictures of you

Pictures of me

Remind us all of what we could have been

Pictures of you

Pictures of me

All upon your wall for the world to see

Pictures of you

Pictures of me

Remind us all of what we could have been

What could have been

Pictures of you

Pictures of me

Remind us all of what we could have been

What could have been

We could have been"

Pictures of You, The Last Goodnight

Fotografia più o meno “riflessa” in questi brani, benché, per quanto ovvio, lo sia in percentuali talora anche molto diverse da una canzone all’altra.

"This is not a photograph - no

(This is not a photograph)

And these are not the Elysian Fields

(This is not a photograph)

This is not a bigot's head, no

(This is not a photograph)

(This is not a photograph)

This is just a perpendicular line to the grain

(This is not a photograph)

This wants to be outside the cage of the age

(This is not a photograph)

This is not a bigot's leg

(This is not a photograph)

(This is not a photograph)"

This is Not a Photograph, The Mission of Burma

The Mission of Burma Story is a 2006 documentary about the band Mission of Burma and their 2002 "Inexplicable" tour, which saw the band reunite after a 19 year hiatus. The film premiered at the Independent Film Festival Boston on April 22, 2006.The documentary features interviews with Sonic Youth’s Thurston Moore and Lee Ranaldo, Moby (who covered the song "That's When I Reach for My Revolver" for his album Animal Rights) Minutemen's Mike Watt, and Cheap Trick's Robin Zander. Rehearsal and concert footage of their 2002 tour are included in the film.

E questi riferimenti, a parere di chi scrive, rivestono un carattere di particolare importanza e un rilievo dati dal fatto che sono a loro volta una sorta di indicatore e, insieme, “specchio” di qualcos’altro, potendo la Canzone, così come la Musica, ben rappresentare anche l’insieme delle composizioni, ad esempio, di un’intera nazione, di un determinato periodo storico, di una cultura specifica e/o di un particolare autore, etc.

"Ricorderò e comunque anche se non vorrai

Ti sposerò perché non te l'ho detto mai

Come fa male cercare, trovarti poco dopo

E nell'ansia che ti perdo ti scatterò una foto

Ti scatterò una foto

Ricorderò e comunque e so che non vorrai

Ti chiamerò perché tanto non risponderai

Come fa ridere adesso pensarti come a un gioco

E capendo che ti ho perso

Ti scatto un'altra foto

Perché piccola potresti andartene dalle mie mani

Ed i giorni dapprima lontani saranno anni

E ti scorderai di me

Quando piove i profili e le case ricordano te

E sarà bellissimo

Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te

Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse

E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse

E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare

E voglio indifferenza se mai mi vorrai ferire

E riconobbi il tuo sguardo in quello di un passante

Ma pure avendoti qui ti sentirei distante

Cosa può significare sentirsi piccolo

Quando sei il più grande sogno, il più grande incubo

Siamo figli di mondi diversi una sola memoria

Che cancella e disegna distratta la stessa storia

E ti scorderai di me

Quando piove i profili e le case ricordano te

E sarà bellissimo

Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te

Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse

E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse

E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare

E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire

Non basta più il ricordo

Ora voglio il tuo ritorno

E sarà bellissimo

Perché gioia e dolore han lo stesso sapore

Lo stesso sapore con te

Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse

E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse

E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare

E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire

E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire"

Ti scatterò una foto, Tiziano Ferro

da Nessuno è solo, 2006

Un patrimonio espressivo che viene condiviso sempre senza particolari “interferenze” – fatta eccezione per qualche eventuale breve nota di accompagnamento – proponendo ogni testo, per intero o per frazioni, così come è stato estratto alla fonte. Si lascerà poi al lettore/ascoltatore/spettatore la libertà di associarlo eventualmente anche con le riflessioni relative alla Fotografia pure contenute in questo testo.

"Everything went from bad to worse, money never changed a thing

Death kept followin', trackin' us down, at least I heard your bluebird sing

Now somebody's got to show their hand, time is an enemy

I know you're long gone

I guess it must be up to me

If I'd thought about it I never would've done it, I guess I would've let it slide

If I'd pay attention to what others were thinkin', the heart inside me would've died

Well, I was just too stubborn to ever be governed by enforced insanity

Someone had to reach for the risin' star

I guess it was up to me

Oh, the Union Central is pullin' out, the orchids are in bloom

I've only got me one good shirt left and it smells of stale perfume

In 14 months I've only smiled once and I didn't do it consciously

Somebody's got to find your trail

I guess it must be up to me

It was like a revelation when you betrayed me with your touch

I'd just about convinced myself, nothin' had changed that much

The old Rounder in the iron mask, he slipped me the master key

Somebody had to unlock your heart

He said it was up to me

Now, I watched you slowly disappear down into the officer's club

I would've followed you in the door but I didn't have a ticket stub

So I waited all night 'til the break of day, hopin' one of us could get free

Ho, when the dawn came over the river bridge

I knew it was up to me

The only decent thing I did when I worked as a postal clerk

Was to haul your picture down off the wall near the cage where I used to work

Was I a fool or not to protect your real identity?

You looked a little burned out, my friend

I thought it might be up to me

I met somebody face to face, I had to remove my hat

She's everything I need and love but I can't be swayed by that

It frightens me, the awful truth of how sweet life can be

But she ain't gonna make a move

I guess it must be up to me

Now, we heard the Sermon on the Mount and I knew it was too complex

It didn't amount to anything more than what the broken glass reflects

When you bite off more than you can chew, you got to pay the penalty

Somebody's got to tell the tale

I guess it must be up to me

Dupree came in pimpin' tonight to the Thunderbird Cafe

Crystal wanted to talk to him, I had to look the other way

Now, I just can't rest without you, love, I need your company

But you ain't a-gonna cross the line

I guess it must be up to me

There's a note left in the bottle, you can give it to Estelle

She's the one you been wonderin' about, but there's really nothin' much