Immagini del nemico

Relazioni pericolose tra fotografia e web di G. Regnani gerardo.regnani@gmail.com 13/05/2008

Con questo ipotesi di progetto (1), a sei anni di distanza dall’11 settembre 2001, si è pensato di effettuare un’indagine quali/quantitativa sul campo, in questo caso la rete, dedicata all’analisi del contributo della fotografia nella costruzione dell’idea di “nemico” nell’immaginario collettivo. L’analisi, si è ipotizzato, si fonderebbe sul monitoraggio costante e l’esame, per un determinato periodo, di fotografie presenti nel web che risultino correlate a lemmi predeterminati (quali: “terrore”, “terrorismo”, ecc.) e dei connessi link di riferimento. Attraverso lo studio delle fotografie individuate e strutturate in appositi cluster (in una prospettiva che potrebbe trasversalmente e sinergicamente coniugare analisi diversificate: antropologica, mediologica, semiotica, sociologica), si esaminerebbero i caratteri formali, i soggetti, i ruoli, le norme, le interazioni e i programmi d’azione soggiacenti nelle immagini con l’intento di delineare, anche tramite i relativi collegamenti, taluni profili inerenti, tra l’altro:

· le fonti di produzione; · i “centri d’interesse” connessi; · le élite retrostanti; · le relazioni con la/e industria/e culturale/i. E’ ipotizzabile che i risultati di questa ricerca potrebbero rappresentare un utile contributo per la relativa riflessione che, presumibilmente, si rianimerà con l’approssimarsi del decimo anniversario (2011) dell’attentato al World Trade Center di Manhattan. (1) Il testo proposto contiene (insieme con una prima bibliografia di massima) un’ipotesi di progetto di ricerca ideata già nel settembre 2007, per varie ragioni non ancora sviluppata, che viene ora messa a disposizione di chi, senza alcun onere verso l’autore, vorrà e potrà eventualmente realizzarla, anche parzialmente.La fotografia è un paradigmatico strumento di interazione simbolica. Ciò premesso, in occasione del sesto anniversario dell’attacco alle Twin Tower in chi scrive è emerso, come accennato nel sommario, il proposito di indagare quali potrebbero essere nel web le possibili correlazioni tra lemmi quali, ad esempio, “terrore”, “terrorismo” e, in una prospettiva ulteriore, tra l’idea di un “nemico” e la fotografia, intermedio ed emblematico medium tra i media. In che modo, ci si è chiesto, nella dimensione rizomatica della rete la fotografia contribuisce a “scolpire” nell’immaginario collettivo l’idea – un’immagine anch’essa, in fondo, ancorché mentale – di quello che può essere considerato, a torto o a ragione, il vero e proprio “male” del XXI secolo? Quale è il rilievo del contributo di questo mezzo così pervasivo, in perenne oscillazione tra l’istanza dell’oggettività e quella, imprescindibile, della soggettività immanente nell’atto stesso del fotografare? E, non ultimo, quali potrebbero essere gli “autori” e i retroscena di questa prospettiva interpretativa? L’atto della ripresa, infatti, risente in ogni caso del relativo “inconscio tecnologico” retrostante e del connesso sostrato culturale inerente gli “apparati” che hanno permesso nel tempo l’evoluzione delle rappresentazioni visuali stesse. Queste, infatti, sono passate dall’originaria espressione “sintetica” (da intendersi come rappresentazione sinottica) del disegno e del quadro dell’era pre-fotografica alla dimensione prima analogica e poi digitale dell’immagine automatica contingente. Il progetto che si propone, considerando anche questi elementi, intenderebbe appunto indagare questa intrigante quanto inquietante “relazione pericolosa” tra la fotografia in rete e l’immagine del “nemico”, così come ora essa viene a delinearsi quale entità negativa e da combattere. Nel “presente esteso” creato dalla tecnologia, caratterizzato dalla dilatazione dello spazio e del tempo, da forme di creatività fluttuanti e mondi “altri” virtuali alimentati dalle reti iperconnesse del contemporaneo, anche la dimensione (prima analogica, ora quasi esclusivamente digitale) della fotografia contribuisce in modo significativo a creare espressioni di prossimità e “sensorialità secondarie”, vissute e condivise in un immaginario sempre meno oggettivo che risente inevitabilmente delle “intenzioni politiche” di cui sono intrise le interazioni stimolate dalle molteplici intelligenze connesse in rete. La fotografia, analogamente ad altri media, svolge dunque anch’essa una funzione strategica nell’ambito della semiosfera. Caratteristica fondamentale della fotografia è proprio la “sua” capacità – un “saper fare”, in fondo - di ritagliare e porre in evidenza pezzi del reale visibile. Con un’azione selettiva inevitabilmente “contaminata” dalla prospettiva soggettiva del suo autore, il medium preleva frazioni del mondo concreto, da “fuori”, per poi immetterle “dentro”, ovvero nel discorso veicolato attraverso quel che sembra apparire all’interno dell’immagine. Le criticità evidenziate non cambiano, ovviamente, anche nel caso del riutilizzo – e della conseguente, inevitabile, risemantizzazione - del contenuto delle rappresentazioni visuali. Si pensi, ad esempio, ai riflessi connessi con la neoauraticità dei media operanti nell’ambito dell’informazione e, in particolare, al caso emblematico del fotogiornalismo generalmente inteso, senza escludere, ovviamente, quello c.d. “d’autore”. La fotografia si presenta, inoltre, come una sorta di microsociologia che tende a emergere attraverso i diversi media operanti nel panorama dell’industria culturale. In alcuni casi la sua funzione appare meramente strumentale, posta a supporto di tesi elaborate altrove, in altre circostanze, invece, si pone come prioritario ed autonomo canale di significazione. Quale che sia l’uso che ne viene fatto, dalla solennizzazione di un evento alla definizione dei ruoli sociali, la fotografia tende trasversalmente a contrassegnarsi sotto profili tanto diversificati, quanto sovente compresenti. Tra questi, sotto il profilo: • antropologico, per l’analisi dei sistemi di relazione; • mediologico, quale mezzo di interazione simbolica; • sociologico, come strumento di regolazione sociale; • semiotico, nella costruzione/fruizione di “testi”. Pur nella specificità di ciascuno, i vari profili coadiuvano l’individuo nella propria “lettura” di se stesso, degli altri, così come dell’ambiente esterno, calibrandone poi l’agire. Proprio per questo, in una dimensione planetaria ove la guerra al “nemico”, uscendo dagli ambiti locali, è progressivamente divenuta una forma di conflitto globale e “totale”, il peso delle immagini, a prescindere dalla loro strumentalità o presunta autonomia, assume un ruolo di rilievo in uno scenario di contesa universale che è, innanzitutto un conflitto di segni e, conseguentemente, di senso. In un simile contesto la fotografia diviene praticamente una specie di “arma” che, con tutto il “suo” bagaglio di significati e al pari delle armi reali, è ostentata per favorire l’insorgere di specifici effetti nell’audience di riferimento, alimentati anche dalla sua forte carica di pathos, di immediatezza e di (apparente) franchezza.

Per quel che concerne il fronte metodologico, occorre innanzitutto premettere che la mole di dati presenti in rete suggerirebbe di rivolgere la ricerca unicamente verso degli indicatori specifici, escludendo a priori un’analisi quali/quantitativa sull’intera e indefinita popolazione di informazioni eventualmente individuabili nel web, tenuto anche conto della difficoltà a fare riferimento ad un nucleo ben definito di elementi fissi nel tempo, bensì ad insiemi continuamente variabili. Potrebbe perciò rivelarsi utile optare per degli “indicatori di significatività”, quali plausibili rivelatori di quelle che sono, sotto il profilo quantitativo ma anche qualitativo, le immagini fotografiche che registrano il maggior numero di correlazioni con lemmi “in tema”, del tipo: “terrore”, “terrorismo”, “terrorista”, ecc. Analizzando i link correlati sotto il profilo qualitativo, si ipotizza che potrebbero divenire “leggibili” anche i connessi rapporti di forza esistenti “dietro” le riprese oggetto di analisi, ovvero le tracce delle “forze” che, verosimilmente, assecondano l’insorgere e il consolidarsi di determinate rappresentazioni e/o stereotipi di “nemico”. Questi “indicatori di significatività” diverrebbero perciò una spia delle “connessioni” ai link relativi alle immagini con eventuali “centri d’influenza”, possibili élite in grado di esprimere il loro influsso, oltre che per mezzo di altri canali anche tramite i collegamenti ipertestuali legati alle fotografie presenti nel web. In proposito, per fornire un iniziale e concreto, per quanto ovviamente non esaustivo, esempio dei rapporti di forza cui si sta accennando, si segnala che il risultato di una semplice query (per la ricerca di solo testo) intenzionalmente lanciata l’11 settembre 2007 su un noto motore di ricerca con termini quali “terror” e “terrorism” ha prodotto: • oltre 99 milioni di link correlati per il primo lemma; • circa 64 milioni per il secondo (64% ca, la percentuale dell’ultimo dato rispetto al precedente). E per quel che qui maggiormente interessa, le immagini fotografiche, i relativi link connessi, emersi a seguito di un’analoga, successiva ricerca sono risultati essere: • quasi 3,5 milioni a fronte dell’immissione della parola “terror” • circa due terzi in meno, ovvero poco più di un milione, quelli relativi a “terrorism”. A seguire, è stata anche effettuata un’analisi dei siti correlati a questa prima serie di immagini fotografiche selezionate. L’esame ha fatto emergere uno scenario che, per quanto parziale sia, delinea un quadro di riferimento emblematico. Infatti, l’analisi dei siti correlati ha evidenziato la riconducibilità dei collegamenti ai seguenti, ipotetici, cluster : • 47% --> attività promozionali inerenti imprese commerciali; • 20% --> blog dedicati ad opinioni, di norma politiche; • 14% --> spazi web governativi; • 12% --> siti di informazione; • 7% --> varie riflessioni sul tema. Per offrire un ulteriore termine di paragone, è stata effettuata un’inquiry simile per individuare i link relativi ad un soggetto ancora estremamente popolare, quale è Lady Diana (nel 2007, fra l’altro, è stato commemorato il decimo anniversario della sua morte, avvenuta a Parigi il 31/8/97). Nonostante la perdurante popolarità del soggetto, la ricerca non ha tuttavia prodotto che poco più di 1/5 dei collegamenti rispetto alla ricerca precedentemente citata e ciò proprio nel giorno della ricorrenza dell’anniversario della sua scomparsa (31/8/07). Quel giorno, infatti, sono stati registrati circa 269 mila link e ancor meno ne sono stati individuati nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla ricorrenza. Riprendendo il discorso inerente il progetto proposto, la mole di informazioni da analizzare, come si è già detto, fa però inevitabilmente emergere un rilevante aspetto problematico, connesso con la natura polimorfica del cyberspace, caratterizzata da una fluidità magmatica e dalla tendenziale assenza di un ordine definito. Tale stato di cose farebbe perciò propendere l’indagine verso un’analisi statistica di tipo random, piuttosto che “tradizionale”, con campioni di riferimento che, attraverso l’individuazione di cluster omogenei di item adeguatamente individuati, potrebbe comunque rappresentare proporzionalmente una plausibile popolazione di dati di riferimento. Questi dati, una volta raccolti, confluirebbero in un’apposita matrice dati da analizzare e dalla quale trarre gli elementi necessari per lo sviluppo ulteriore della riflessione. Tutto ciò non sembrerebbe tuttavia sufficiente a risolvere o, quantomeno, a contenere gli aspetti problematici suesposti, per cui si suggerirebbe, in relazione ai criteri prescelti e alle risorse disponibili, una eventuale soluzione del tipo: il monitoraggio costante e l’analisi quali/quantitativa, per un periodo da definirsi, di un quantum predeterminato di immagini fotografiche presenti nel web correlate a specifici lemmi predefiniti (quali, i ridetti: “terrore”, “terrorismo”, “terrorista”) e dei connessi spazi web di riferimento. L’esame dei cluster di immagini così creati potrebbe quindi essere orientato, in via prioritaria, verso: 1) una riflessione sui “contenuti” delle immagini fotografiche per delinearne: • i sistemi di relazione tra gli attori (ambito antropologico); • le interazioni simboliche tra i soggetti (ambito mediologico); • le norme sociali di riferimento (ambito sociologico); 2) un’analisi sui segni contenuti nelle fotografie, con l’ausilio degli strumenti della semiotica per vagliarne: • i “programmi di azione o di inter-azione” sottostanti (disgiunzione dall’oggetto di valore, performance, congiunzione, sanzione); • l’esame delle connessione tra i percorsi narrativi e: o le connesse figure formali; (gli attori della vicenda sintetizzata nelle immagini: i nemici, gli alleati, i mediatori, i terzi coinvolti, ecc.) o e quelle, anche delegate, attanziali ad esse riconducibili (le entità astratte aventi funzioni di: Soggetto Destinante, Soggetto Operante, Oggetto di Valore e degli eventuali relativi antagonisti e controprogrammi): • ad esempio, in breve: • la “costruzione” attraverso le immagini di un ideale simulacro di nemico (Anti-Soggetto Destinante) potrebbe divenire il pre-testo che motiverebbe l’azione di un Governo (Soggetto Operante) in rappresentanza di un mandante (Soggetto Destinante), identificabile in un’opinione pubblica o, più in generale, in un’intera società che ne approva e sostiene l’agire (sanzione). 3) la ricerca, quindi, di: • probabili fonti di produzione; • eventuali “centri d’interesse” connessi; • le élite retrostanti; • possibili relazioni con il sistema dell’industria culturale di riferimento. I risultati di questa ricerca, come anticipato in apertura, potrebbero quindi plausibilmente rappresentare un ulteriore contributo alla riflessione che presumibilmente si rianimerà con l’approssimarsi del 2011, decimo anniversario dell’attentato alle Twin Tower. Buon lavoro, dunque!

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