Gerardo Regnani. "On [my] photography"

Gerardo Regnani. "On [my] photography" FOTOGRAFIA, COMUNICAZIONE, MEDIA E SOCIETÀ UN’ANALISI DEL “CORPO” POLIEDRICO DELLA FOTOGRAFIA di Gerardo Regnani  Benvenuti! - Welcome!! - Bienvenue! il progetto Questo è uno spazio indipendente, autogestito e no-profit, dedicato a un’analisi del “corpo” poliedrico della fotografia. Un piccolo, perfettibile contributo personale fatto di riflessioni - anche attraverso l'analisi del lavoro di alcuni autori (me incluso) - riguardanti: teorie, storia, tecniche, interazioni simboliche, immagini emblematiche, statuti e pratiche di fruizione/utilizzo di questo strategico medium tra i media. Info e contatti: gerardo.regnani@gmail.com HOME INDEX https://gerardo-regnani.myblog.it/ Buona navigazione!    "On [my] photography" (la mia visione della fotografia)  post, photo gallery & amarcord vari   G. Regnani, Metafore, 2008 Piazza Galeria, 11 - Roma a mio figlio Emanuele "La fotografia [ha] tracciato gli orizzonti futuri della comunicazione. La perenne tensione dei media verso un'integrale immersione nell'esperienza diretta delle cose [...] mezzi di riproduzione della realtà [...] condivisione di simulacri collettivi [per] costruire la propria identità e verificare il proprio sistema di credenze." Alberto Abruzzese, Lessico della comunicazione, Meltemi, Roma, 2003   “Tutto è simbolo e analogia” (F. Pessoa) G. Regnani, Metafore, 2008 Tutto può essere metafora!  Un luogo, un (s)oggetto, un suono, un’immagine, una parola. La lingua, ad esempio, “vive” attraverso i suoni e le idee (immagini anche esse, sebbene mentali), i significati veicolati dalle parole, nutrendosi delle metafore in esse contenute. Le immagini possono dunque essere veicolo di un senso altro, contribuendo a ri-creare un mondo secondo che si affianca a quello che viene percepito come reale. Le fotografie, non di meno, possono concorrere a (ri)trarre questa realtà ulteriore, tutta psichica, soggettiva e, per tale ragione, plausibilmente remota rispetto all’apparente obiettività del medium fotografico. In questo gioco di astrazione, tutto intellettuale, la fotografia può quindi divenire anche un mezzo strategico per il “viaggio” ideale di un autore verso una dimensione che di norma è, tecnicamente, esterna all’immagine. Quanto è visibile in una fotografia rappresenta soltanto un’espressione sostitutiva, un surrogato visivo, una metafora visuale in sostanza, inerente qualcosa che è stato fatto aderire all'immagine da fuori”. Da tale (pre)testo visuale prende il via, in questo caso prosegue, un percorso immaginario che si carica anche di valenze autobiografiche. Ma questa è ancora un’altra storia... (privata). http://messaggi.blogspot.com/2008/09/messaggi-darte-i-partecipanti-gerardo.html    (*) (*) carboncino su pietra, disegno e testo e realizzati da Emanuele Regnani  Scheda tecnica: immagini originali a colori, elaborate con un programma di photo editor, stampate su carta a colori standard, cornice immagini mousse in acrilico formato: sfondo cm 50x50, immagine centrale (con cornice) cm 12,50x 12,50 ca  allestimento: montaggio su pannelli di tela bianca, a parete   G. Regnani, Versailles, 1996 “[…] il miglior servizio che si possa rendere oggi alla fotografia è di integrarla al mondo delle immagini in generale, e di insistere sul fatto che essa è attraversata da numerose estetiche o forme semiotiche che si estendono anche alla pittura, al disegno o al cinema.” Jean-Marie Floch, Forme dell’impronta, Meltemi, 2003 G. Regnani, Versailles, 1996            Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n, formato: cm. 20x30 ca presentazione: polittici (composizione variabile) allestimento: montaggio con passpartout, a parete   G.Regnani, (tras)formazione, da Mitologie del quotidiano, 1992 "La verità [...] è una proprietà di alcune nostre idee e significa il loro "accordo" con la "realtà" così come la falsità significa il loro disaccordo con essa." da "Il significato della verità" di William James G.Regnani, (tras)formazione, da Mitologie del quotidiano, 1992 (tras)formazione. le fiamme avevano avvolto tutto l’insieme, verosimilmente in modo veloce e violento. nulla era sfuggito al rogo. solo i componenti metallici, meno alterabili, erano in qualche misura sopravvissuti. ogni parte era stata erosa, divorata, trasformata. tutte le superfici risultavano, in qualche modo, devastate. un'auto. un'auto bruciata, ormai rottame, abbandonata. l’epilogo, forse, di un furto o, chissà, di un incidente. e là, quel “cadavere”, comunica, assume nuove forme. la sua “pelle”, benché diversa, “ri-parla”. la sua superficie, dopo questo radicale “intervento di cosmesi”, con il suo particolare aspetto, sembra predisporsi a una diversa e nuova esplorazione. è divenuto un oggetto altro, per certi aspetti, paradossalmente “intatto” e inesplorato, pertanto, intenso ed intrigante. la casualità del percorso delle fiamme, l’intensità della loro azione ha generato, distruggendo, un nuovo, diverso, panorama. la varietà degli effetti fisici ed estetici prodotti dal fuoco offre una quantità non trascurabile di nuovi sentieri di “lettura”. un cammino avvolgente, estraniante. una ricerca immaginaria di sole forme, segni puri, riferimenti indeterminati. come in un sogno. il sogno di un viaggio spiazzante su quel “corpo” torturato, massacrato. una fuga, al tempo stesso, dall’evidenza della devastazione di quel rottame. una nuova “vita”. nascono così, con queste premesse, queste immagini. un racconto di quell'insieme nuovo, variabile, di forme, tracce, segni. un reportage apparentemente illogico tra visioni “reali” e fantastiche. un percorso su quest'oggetto “rinato” e, quindi, ancora capace di catalizzare interessi, emozioni, intenti. questa (nuova) vita, ricorda il possibile riutilizzo di qualsiasi cosa. un messaggio, una forma di comunicazione silenziosa generata da una carcassa. un invito, nel bisbiglio di fondo di questi resti, ad un più ampio e adeguato riciclo di ciò di cui il mondo dispone. un possibile riuso, se del caso anche creativo, quando qualcosa sembra aver apparentemente cessato di essere utile. tutto, senza esclusione di campi d'azione: siano esse cose o pensieri. per una nuova, possibile, ecologia. G. Regnani Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n, formato: cm. 20x30 ca presentazione: polittico (composizione variabile) allestimento: montaggio con passpartout, a parete   G. Regnani, 1° Maggio, Torino, 1991        Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n, parz. virata formato: cm. 20x30 ca presentazione: composizione variabile allestimento: montaggio con passpartout, a parete   G. Regnani, Immagini sulla città, Torino, 1992                       Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n,  colorata a mano formato: cm. 25x25 ca presentazione: composizione variabile allestimento: montaggio con passpartout, a parete   G. Regnani, "Luoghi di sosta". Torino, Cimitero Sud, 1992   Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n,  colorata a mano formato: cm. 25x25 ca presentazione: composizione variabile allestimento: montaggio con passpartout, a parete   G. Regnani, Stupinigi (To), 1992   Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n formato: cm. 20x30 ca presentazione: composizione variabile allestimento: montaggio con passpartout, a parete   G. Regnani, s.t., 1996 Scheda tecnica: stampa: su carta a colori, inserto/passpartout con carta di quotidiano economico formato: cm. 20x30 ca presentazione: opera singola allestimento: a parete   G. Regnani, Sex, 1993 Al prof. Alberto Abruzzese Pornografia di Alberto Abruzzese "La nudità del corpo, la sua riduzione alla natura di animale (per quanto arricchito da straordinarie protesi meccaniche e sociali) cade vittima di ogni pratica e ogni discorso trascendentale. Tra le poche garanzie di laicità spiccano proprio le zone sempre più emergenti della pornografia, di solito data per emblema dei processi di alienazione della persona, di deviazione della mente, di eccitazione dei consumi, di stimolo alla violenza, di disinteresse pubblico. Si pensi a quanto i territori della pornografia si siano connessi allo sviluppo dell’audiovisivo, di Internet e dei videogiochi; quanto ne costituiscano un motore e quanto, all’opposto, le stesse tecnologie vengano attraverso continui allarmi e divieti, strategicamente usate al fine di ricondurre il controllo sociale sotto l’autorità delle forme culturali tradizionali, quelle dello Stato, della Chiesa, della Famiglia e delle istituzioni pubbliche. La pornografia non è dolce, non è sentimentale, è un’alterazione del corpo che semmai risulta la più opaca dal punto di vista della passione che la anima. Anche la parola desiderio è troppo culturale per darne il senso. È massima sensorialità, massima verifica della propria appartenenza psicofisica, somatica, massima espressione di un immaginario senza pensiero e coscienza. Ma non ha senso se non quello che fa. Ha sì derivato le sue forme moderne dalla sostanza divisa e ripetitiva dei rapporti industriali, delle macchine pesanti, ma ha sempre lavorato sul corpo, senza attenuarlo, senza vestirlo con filtri e abiti che impediscano lo sguardo diretto sulle sue funzioni. La progressiva divulgazione della pornografia – nel corpo, appunto, dell’esperienza psicofisica – ha funzionato in chiave anti-estetica, anti-narrativa, anti-statuale, e dunque contro le retoriche dell’arte e della società. La pornografia è il “fuori scena” che tutti siamo. È là – come nella morte – che si annida la risorsa latente, l’incognita, il punto di vista della “nuda vita. La pornografia è la dissipazione estrema di cui dispone e gode il quotidiano. Non godimento sessuale, si badi: questo è semmai un risultato secondario, il tentativo di dare un senso a ciò che non lo ha se non da un punto di vista puramente animale. È cerimonia distruttiva e non costruttiva. Non genera, non familiarizza, non recupera. Non universalizza. Non ha memoria, passato e futuro. Le mode la sfiorano appena, toccano soltanto qualche tratto accidentale, inessenziale all’evento pornografico, quelli voluti dai mercati del sesso. A differenza delle morbidezze dell’erotismo, la pornografia si mette in scena senza contesto. Dunque di fatto essa non si mette in comune, non mette in comune nulla, neppure i suoi attanti. Essa ri-guarda soltanto l’essere “al contrario” di tutto. Solo l’insicurezza di chi fa video porno spinge a usare sguardi civetta, sguardi in macchina, agganci prospettici. Solo l’assoluta indifferenza (né diversità né solidarietà) che vi accade pone il problema di dovere trovare uno spettatore compiacente. Di fatto, la pornografia resta qualcosa in sé. La pornografia è anche la fiction in cui sapere se gli atti che vi si compiono sono veri o falsi diventa un problema inutile, che non ha nulla a che vedere con l’oggetto della rappresentazione. Un problema che riguarda solo gli effetti sullo spettatore (veri o falsi?) o la domanda impossibile che questi dovrebbe porre alla muta superficie della fiction in quanto riproduzione (domanda che, in certa misura, risulterebbe altrettanto strana se posta non a un “simulacro” di persona ma a una persona dal vivo, interrogata “a freddo” in quelle stesse posizioni o anche “a caldo”, poiché del vero e del falso si sa poco anche tra i più appassionati partner). Nella pornografia, venendo esibita l’unica realtà di qualcosa che non è né vero né falso, scompare la sfera etica (con il conseguente depennamento delle questioni estetiche tra ciò che è bello e ciò che è brutto). Qui non si pone il problema della scelta né il problema dell’utilità. Anche in questo caso i film pornografici, che alludono al sesso come forma di liberazione e di trasgressione sociale, sono altra cosa. Altra cosa anche le cornici (o i per altro ridicoli espedienti) con cui l’intento commerciale che dà spazio alla pornografia sente il bisogno di enfatizzare l’immagine attraverso manifestazioni di piacere. Tanto intense sono tutte queste deviazioni da contenuto essenziale della pornografia da rendere quest’ultima sempre e soltanto un’aspirazione irrealizzabile, qualcosa che occupa non la nostra fantasia ma ciò che noi semplicemente siamo una volta spogliati di tutto. La pornografia non ha simboli e non ha cultura. Non è bisogno psicologico o affettivo dell’altro. E neppure desiderio di socializzare. Tanto meno attraverso la procreazione. È una sorta di vuoto in cui può apparire una cosa sola." Alberto Abruzzese, Pornografia, da Il lessico della comunicazione, Meltemi Editore srl, Roma, 2003 G. Regnani, Sex, 1993   Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n formato: cm. 20x30 ca presentazione: composizione variabile allestimento: montaggio con passpartout, a parete     G. Regnani, Riti, Mirabella Eclano (Av), 1993                             Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n formato: cm. 20x30 ca presentazione: composizione variabile allestimento: montaggio con passpartout, a parete     G. Regnani, Riproducibilità, 1991                  Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n formato: cm. 20x30 ca presentazione: composizione variabile allestimento: montaggio con passpartout, a parete   (*) Camere oscure vs camere chiare. L’evoluzione della fotografia dall’analogico al digitale (MIT Technology review - abstract e un breve stralcio dell'articolo pubblicato il 22-08--2005) La fotografia digitale, con l’avvicendamento del silicio utilizzato per i nuovi sensori ottici al posto dell’argento dissolto  nei negativi classici, traccia nuove ed interessanti prospettive sul fronte della comunicazione visiva pur creando, nel contempo, diversi interrogativi riguardo alle modalità di conservazione e trasmissione della memoria. [...] il passaggio dalle immagini sintetiche prefotografiche [...] a quelle automatiche ed analogiche del medium fotografico [...] La sempre più diffusa adozione di fotocamere digitali, abbinate o meno che siano ad altri media, [...] pone interrogativi in ordine alle modalità di selezione e di conservazione di questa nuova e spesso incorporea iconografia. La volatilità del dato digitale, la altrettanto inconsistente materialità delle immagini temporaneamente immagazzinate nelle memorie numeriche, [...] una (ecologica?) limitazione della produzione finale [...] La possibile marginalizzazione o, talora, il dissolversi  di questi “avanzi” di lavorazione sottolinea, quindi, quanto sia opportuna l’adozione di un diverso sguardo critico  è [...] testo integrale >> https://www.technologyreview.it/archivio-storico/set-ott-2005/camere-oscure-vs-camere-chiare (*) "fotografia", G. Regnani, 2019 G. Regnani, Prometeo, 1992 non ricordo, da tempo, giorni senza un attimo, un pensiero, dedicato alla fotografia. ricordo di dubbi e incertezze a volte, ma non ho memoria di grandi e lunghe assenze. e, un pò ovattato, nel mio passato emerge, a tratti, quello che probabilmente fu il primo, timido passo verso espressioni figurative più organizzate. una sorta di consacrazione ideale, un rituale, un battesimo. ed un rito, chiunque sia l'iniziato, richiede sempre un tempio. il mio fu un bar, un Bar Sport, per l'esattezza, vicino ad un flipper. "Ogni bar Sport ha un flipper o due e almeno un giocatore professionista di flipper", ha scritto Stefano Benni. e con la memoria di un Bar Sport, ha preso avvio anche un disordinato e ondivago racconto del mio percorso, come ben testimonia anche questo blog. un cammino, dicevo, che, per un destino a chissà quanti familiare, mi ha condotto da adolescente infinite volte lì, nel quartier generale (per antonomasia) della sommessa e monotona mitologia del vivere quotidiano di un piccolo centro di provincia. ed é proprio lì che, più o meno consapevolmente, hanno assunto forma e concretezza i primi contatti con la dimensione espressiva che ha caratterizzato in seguito il mio piccolo percorso di autore, ma non solo, rivolto prevalentemente alla fotografia. nacque lì anche un sodalizio, un percorso fitto di scambi sinergici, con un altro autore. di lui ho scritto di come desiderasse seguire un percorso, un ideale espressivo, simile ad un moderno Prometeo. un cammino, il suo, che si è concretizzato prioritariamente in una molteplicità di espressioni e stili che collocano la sua scultura - il suo ambito espressivo prevalente - in una dimensione trasversale in bilico tra mondi e tempi diversi, passati e futuri, reali e immaginari. talune affinità ed una fitta serie di scambi hanno contribuito, per alcuni anni, anche alla realizzazione di un piccolo progetto di documentazione della sua opera che, parallelamente, in una chiave di (ri)lettura più intima, mi ha anche offerto degli spazi per un mio percorso di rielaborazione personale di quel materiale visivo. Scheda tecnica: stampa: ad inchiostro, da file formato: variabile presentazione: composizione variabile allestimento: a parete   Prometeo, Trastevere (RM), 2 aprile 2006 Le immagini in mostra sono dedicate alle opere di G. D. C. uno scultore e pittore autodidatta che attualmente vive e lavora in Europa. Le sue sono opere dotate di una grande forza attrattiva, capace di catalizzare l’attenzione sia per le doti espresse nella realizzazione sia per la loro mutevole ed originale interpretazione degli ambiti culturali di riferimento. La scultura è uno dei suoi mezzi espressivi prediletti. Dopo aver mosso i primi passi con il legno, si é a lungo dedicato alla pietra. Il fascino che, da sempre, ho avvertito nelle sue opere ha origini lontane ed ha trovato in queste immagini, realizzate nella prima metà degli Anni '90, un momento per essere metaforicamente cristallizzato attraverso quello “sguardo di Medusa” che tutti, comunemente, chiamiamo con il nome di fotografia. Ricordando il mitico Prometeo, che donò agli uomini il fuoco rubato agli dei, anch’io per queste fotografie ho forse sottratto, attraverso le “solarizzazioni” effettuate sulle immagini in fase di stampa in camera oscura (realizzate nel corso del 1992), una piccola frazione di quella fiamma vitale ad un invisibile extraterreno.      Scheda tecnica: stampa: carta a contrasto variabile, "solarizzazione" formato: cm. 25x25 ca presentazione: montaggio con passpartout cm. 50x50 ca allestimento: a parete   G. Regnani, Portoscuso (CI), 1995 A quanti hanno lavorato in queste realtà Sólo «quien lo sabe todo, no teme nada». Sólo el que teme puede ser oprimido” Fontcuberta J., Ciencia y Ficcion. Fotografia, naturalezza, artificio, Mestizio A.C., Murcia, 1998 G. Regnani, Portoscuso (CI), 1995 Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n formato: cm. 25x25 ca presentazione: montaggio con passpartout cm. 50x50 ca allestimento: a parete   G. Regnani, Persone & figure, 1995 Famija Moncaliereisa - Moncalieri (To) L’insieme delle immagini che formano questa mostra presenta un aspetto singolare, forse non immediatamente evidente a chi non abbia una buona consuetudine con la fotografia italiana degli ultimi due decenni: scomparsi i margini urbani e le icone della società di massa qui ritorna a imporsi un soggetto ultimamente poco frequentato. La figura umana. Indagata facendo ricorso a “generi” diversi quali […] il ritratto […]. Vengono recuperati insomma alcuni degli ambiti canonici che hanno attraversato la pratica della fotografia nella sua ormai lunga vicenda espressiva, lunga soprattutto oggi, quando l’immagine elettronica ha reso improvvisamente antico se non obsoleto il supporto sensibile della fotografia, la sua dura esistenza di materia confrontata con la virtualità evanescente dell’informazione digitale. Ma questa ripresa cosciente di tempi per lungo tempo abbandonati e quasi rifiutati da molta della ricerca fotografica appena trascorsa non assume in queste immagini il senso di un recupero nostalgico, di una ripresa acritica di modi consolidati, tradizionali. A ben guardare, a leggere tra le righe o – meglio – oltre le pure apparenze, le figure umane, le persone che popolano queste fotografie in una certa misura scompaiono, sono o vengono nascoste dietro la loro immagine, producendo sostanzialmente un discorso di figure, di immagini per immagini, una messa in scena nella quale il ruolo di attore non può che essere svolto da personaggi. Che sono cosa diversa dalle persone. In "Persone e figure" la produzione di ritratti convive con quella di linee antropomorfe, entrambe con “la consistenza di una figura [ … ]".(1) l'azione di rimando dell'intero lavoro emerge in due immagini dalla forte connotazione grafica. questi due disegni fotografici, l'uno la copia in negativo dell'altro, offrono il duale pacifico antagonismo di un identico segno. quest'unico speculare, queste due foto-grafie, riconducono l'ambito dell'analisi ad una dimensione che, superata la soglia del referente, rivela anche la tendenziale propensione all'esplosione di soggetti e atmosfere connotate da una forte immaterialità.(2) Moncalieri (To), 1991 Pierangelo Cavanna  (1) "Persone e figure" è stata ospitata, a Moncalieri (To) nel 1991, nei locali dalla "Famija Moncalierejsa" (la rassegna ospitava anche le immagini di Luigi Marcello e M.D.P., cooprotagonisti, anche in altri frangenti, di momenti di ricerca e confronto). (2) note curate da Pierangelo Cavanna, docente, storico e critico della fotografia Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n formato: cm. 25x25 ca presentazione: montaggio con passpartout cm. 50x50 ca allestimento: a parete   G. Regnani, La Casa - "Esterni", 1999 (1° lavoro, particolare) https://gerardo-regnani.myblog.it/2017/10/14/la-casa-2/ https://gerardo-regnani.myblog.it/2017/10/14/la-casa/ “Nessun medium esiste o ha significanza da solo, ma soltanto in un continuo rapporto con altri media […] In quanto estensioni dei nostri sensi, quando agiscono l’uno sull’altro, istituiscono nuovi rapporti, non soltanto tra i nostri sensi ma tra di loro. […] Non esistono ceteris paribus nel mondo dei media e della tecnologia. Ogni estensione o accelerazione produce immediatamente nuove configurazioni dell’intera situazione. […] E’ quindi praticamente impossibile capire il medium della fotografia senza rendersi conto dei suoi rapporti con altri media vecchi e nuovi. […] L’interdipendenza totale è il punto di partenza” (Mcluhan 1964, 2002, pp. 35, 63, 197, 216, 382). McLuhan M., Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1996 Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n, con stampa in b/n da diapositiva a colori, inserti su carta "non fissata", puntine da disegno, bruciature, scritte ad inchiostro formato: cm. 50x60 ca presentazione: polittico (dimensioni variabili) allestimento: a parete   G. Regnani, (In)formazione, 1992 "L'incessante susseguirsi delle immagini (televisione, streaming video, film) domina il nostro ambiente, ma quando si tratta di ricordare la fotografia è più incisiva. La memoria ricorre al fermo-immagine; la sua unità di base è l'immagine singola. In un'epoca di sovraccarico di informazioni, le fotografie forniscono un modo rapido per apprendere e una forma compatta per memorizzare. Una fotografia è simile a una citazione, a una massima o a un proverbio. Ognuno di noi ne immagazzina centinaia nella propria mente, e può ricordarle all'istante." Sontag S., Davanti al dolore degli altri, Mondadori, Milano, 2003 G. Regnani, (In)formazione, 1992 Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n, con stampa in b/n da fogli trasparenti ("lucidi"), scritte ad inchiostro formato: cm. 20x30 ca presentazione: montaggio con passpartout cm. 40x50 ca allestimento: a parete   G. Regnani, Icone, 1998 “L’uomo vive in un mondo significante. Per lui, il problema del senso non si pone; il senso è dato, s’impone come un’evidenza, come un “sentimento di comprendere” assolutamente naturale. In un universo “bianco”, ove il linguaggio non sarebbe che pura denotazione delle cose e dei gesti, sarebbe impossibile interrogarsi sul senso: ogni interrogazione è metalinguistica.” Greimas A. J., Del senso, Bompiani, Milano, 1974 G. Regnani, Icone, 1998 Scheda tecnica: stampa: su carta a colori, standard formato: cm. 10x15 ca presentazione: montaggio con passpartout, cm. 20x30 ca allestimento: a parete   G. Regnani, Croci, 1993 “La morte è la migliore invenzione della vita” S. Jobs G. Regnani, Croci, 1993 Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n formato: cm. 25x25 ca presentazione: montaggio con passpartout, cm. 50x50 ca allestimento: a parete G. Regnani, (Di)segni, 1991 "Lo spazio della fruizione [della fotografia (NdR)] è uno <spazio fluttuante> all'interno del quale il senso di un'immagine può variare e acquisire delle significazioni addirittura opposte rispetto alle intenzioni del produttore" Tisseron in Basso Fossali P., Dondero M. G., Semiotica della fotografia - Investigazioni teoriche e pratiche d'analisi, Guaraldi, Rimini, 2006 G. Regnani, (Di)segni, 1991 Scheda tecnica: stampa: su carta a contrasto variabile, b/n, con stampa in b/n da fogli trasparenti ("lucidi"), scritte ad inchiostro, fissaggio parziale "a pennellate" formato: cm. 20x30 ca presentazione: montaggio con passpartout cm. 40x50 ca allestimento: a parete   G. Regnani, Dicotomie, 1986-1992