FotoGrafia 2009

In attesa del Festival Internazionale di Roma di Gerardo Regnani gerardo.regnani@tin.it 23/01/2009

Dopo le tante voci che si sono susseguite in proposito, è giunta la conferma che l’ottava edizione di “FotoGrafia”, il Festival Internazionale di Roma si farà, sebbene per ora vi sia soltanto un programma di massima. L’inaugurazione è prevista per il 29 maggio (in precedenza era stata annunciata la data del 26 marzo, poi spostata al 17 aprile) con una serie di iniziative che dureranno sino al 2 agosto 2009 (ultima data annunciata il 19-03-09). L’occasione è forse utile per domandarsi se ci sarà o meno, considerato pure che è stata riconfermata la direzione artistica di Marco Delogu, l’occasione anche per un’ulteriore evoluzione della riflessione sulla fotografia – attraverso l’esame dei contesti e delle relative pratiche fruitive, ad esempio - verso un’analisi ancor più concentrata sul medium stesso.

La manifestazione è promossa dal Comune di Roma e prodotta da Zoneattive. La direzione artistica, come in passato, è affidata a Marco Delogu. Il tema al quale sarà dedicata questa edizione è il seguente: “Declinazioni della Gioia l'atto di fotografare, visioni e rappresentazioni”.

Come annunciato dall’Ufficio stampa del Festival, il fulcro del Festival sarà il Palazzo delle Esposizioni in Roma dove è ancora in corso la mostra “Etruschi. Le antiche metropoli del Lazio”, prorogata sino all’8 marzo 2009, e il prossimo 20 febbraio sarà ospitata, nell’ambito delle diverse iniziative previste per la ricorrenza del centenario dalla pubblicazione del Manifesto del Futurismo, la mostra “Futurismo. Avanguardia-Avanguardie”. Come di consueto, oltre al Palaexpò è prevista anche la partecipazione di diverse istituzioni, gallerie, scuole e altri spazi espositivi.

L’evento, come da più parti si auspica, potrebbe rappresentare un ulteriore stimolo al progetto della Casa della Fotografia, disegnata da J. M. Schivo, da realizzarsi in uno spazio non distante dall’Auditorium  Parco della Musica e dal Maxxi, ponendo così le basi per la creazione di un peculiare polo culturale di respiro internazionale, con riflessi positivi che potrebbero plausibilmente riverberarsi sul tessuto locale ma non solo.

Ciò premesso, con l’auspicio che della manifestazione si conoscano a breve più dettagliatamente le iniziative e che queste siano tutte di particolare spessore, l’occasione è forse utile per riflettere su un aspetto che, seppure con le dovute scuse di chi scrive per l’insistenza sul tema, è probabilmente meritevole di maggiore attenzione, ovvero: le occasioni che la fotografia ha di pensare, fra l’altro, proprio a se stessa.

Infatti, piuttosto che “esporsi” come è successo nuovamente altrove con proposte che fanno riflettere - si pensi ad esempio al recente bis italiano di Araki per la cui promozione è stata interessata finanche Radio 3 - manifestazioni importanti quali il prossimo Festival FotoGrafia dovrebbero sempre più rappresentare un’occasione preziosa per riflettere più a fondo  proprio su quel “corpo” poco indagato che è la stessa fotografia.

In effetti, come si è già avuto modo di dire in passato, al di là delle tante iniziative in programma, il “corpo” apparentemente meno indagato sembra essere proprio quello del mezzo, non essendo ulteriormente esplorati i contesti e le relative pratiche fruitive di questo peculiare medium inter-media.

Di questo “vuoto”, di una più ampia riflessione in proposito, è auspicabile che anche FotoGrafia possa farsi maggiormente carico.

L’ambiguità di fondo della fotografia, con la sua perenne oscillazione tra oggettività apparente e l’ineliminabile soggettività connaturata con l’azione stessa del fotografare, potrebbe essere, ad esempio, un importante tema di discussione.

Anche nella sua versione numerica, questa “ombra del reale” non sembra affatto in grado di garantire con certezza che esiste una relazione fra l’immagine e ciò che (forse) “è stato”, del quale essa sarebbe eventualmente una traccia. La fotografia sembra dimostrare, semmai, proprio il contrario e cioè l’impossibilità di una concreta duplicazione della realtà.

Si è di fronte ad una indeterminatezza pericolosa, alimentata anche dalla insistente presenza della fotografia in qualsiasi interstizio del nostro quotidiano - dalla strada al web - ove svolge, sovente inavvertita, una cruciale funzione di medium tra i media. E, al pari di una sorta di pianta selvatica, che germoglia praticamente ovunque, diviene talvolta anche pretesto visivo per discorsi – di norma esterni all’immagine stessa - diretti poi altrove attraverso la costruzione di una sorta di para-discorso teso a confermare quanto è detto da altri media, quali, ad esempio, la stampa o la tv.

La fotografia è un segno “selvaggio” e perennemente ambiguo, con tutto ciò che ne consegue, ad esempio in fase di ricezione, per chi lo usa come strumento di (re)interpretazione anche dell’ambiente naturale e/o sociale di riferimento, potendo talvolta veicolare letture distorte della realtà, anche diametralmente opposte a quelle di partenza.

Si pensi, ad esempio, all’ambito del fotogiornalismo.

Anche di questo, ci si potrebbe quindi chiedere, quando si occuperà maggiormente FotoGrafia?

E se sì, come si è già detto in passato, lo farà magari integrandolo con la (futura) valutazione di un’alternanza alla guida del Festival?

Riferimenti

www.fotografiafestival.it www.zoneattive.it

H O M E http://gerardo-regnani.myblog.it/