Chiude, a Torino, la storica Libreria Agorà

E’ la fine di quasi trenta anni di impegno per la fotografia  di G. Regnani  gerardo.regnani@gmail.com 15/07/2007 Con la chisura, imminente, della Libreria Agorà in Torino, scomparirà, anche per chi la frequentava solo virtualmente on line, una vera e propria casa della fotografia, ma non solo. Un luogo prezioso che, salvo miracoli dell'ultima ora, sta per dissolversi inesorabilmente lasciando stupiti quanti, anche a distanza, l'hanno sempre considerata come un imprescindibile punto di riferimento consolidatosi nel tempo grazie alle tante iniziative formative, espositive ed editoriali. In una “Torino che non è New York”, prendendo in prestito una citazione dal testo che ha accompagnato una recente mostra dedicata a Marco Saroldi, la Libreria Agorà, attiva da quasi trenta anni, a breve chiuderà. La notizia, inattesa e per tanti traumatica, è giunta ai più via e-mail, con l’annuncio di una campagna di “sconti per fine attività”. Sentito al riguardo, Bruno Boveri, responsabile insieme a Rosalba Spitaleri della storica libreria torinese, non ha potuto, purtroppo, che confermare la cosa. Infatti, salvo auspicabili quanto improbabili novità dell’ultima ora - non essendoci peraltro nessuno disposto a rilevarne l’attività in una Torino forse un po’ distratta da qualcos’altro - la libreria, inevitabilmente, cesserà di esistere. A monte di tutto, vi sono varie motivazioni tra le quali, oltre a quelle riconducibili secondo Boveri allo “spirito del tempo”, vanno considerate, non ultime, anche difficoltà connesse con il peso degli oneri gestionali. Ciò premesso, perché stupirsi più di tanto per questo tipo di evento? Attività che nascono e muoiono ce ne sono praticamente di continuo, no?. Per quali ragioni, dunque, questo annuncio assume una connotazione particolare rispetto ad altri simili? Tentando di dare una prima risposta, “a caldo”, verrebbe da dire innanzitutto che si è di fronte alla dissoluzione di un prezioso patrimonio culturale la cui perdita in futuro si farà certamente sentire. Si avvertirà, in secondo luogo, la mancanza di uno spazio particolarmente specializzato sul fronte del visuale. Infatti, con un catalogo di migliaia di titoli a disposizione, la Libreria Agorà ha costantemente coperto un’ampia gamma di espressioni in quest’ambito, con un repertorio di testi che ha compreso, oltre alla grafica, la pubblicità, il design, l’architettura e l’arredamento, tantissimi testi dedicati alla fotografia. La raccolta di pubblicazioni disponibili, al di là delle novità o dei bestseller del momento comunque presenti, ha offerto un panorama di titoli vasto ed articolato, sempre accessibile e, soprattutto, continuamente aggiornato anche sul relativo sito web (cfr. URL nei “Riferimenti”) dai responsabili della libreria. Mancherà poi a chi l’ha eletta, o avrebbe potuto farlo in futuro, come indispensabile punto di riferimento, a prescindere dal fatto che si tratti di un appassionato o di un professionista attivo nei summenzionati settori. Svanirà per tutti, inoltre, quel rilevante bagaglio di competenza, di esperienza e, non meno importante, di disponibilità e di impegno dei curatori che, non limitandosi al mero esercizio dell’attività, è stato abitualmente integrato con quello, altrettanto importante, inerente, ad esempio, la critica, la didattica, il collezionismo e l’editoria, in particolare per quel che concerne l’ambito della fotografia. Nel tempo “l’Agorà”, come era ormai divenuto usuale per tanti chiamare confidenzialmente quella libreria, è divenuta, oltre che un luogo fisico di incontro e di scambio, anche uno spazio virtuale on line dove “navigare” alla ricerca di informazioni relative ai tanti testi offerti e alle moltissime iniziative realizzate o in programma. In particolare, si fa riferimento, oltre che ai corsi e workshop dedicati al mezzo fotografico tenuti, tra gli altri, anche dallo stesso Bruno Boveri e Pierangelo Cavanna per citare solo un paio di nomi, soprattutto alle tantissime mostre fotografiche che, a partire dal 1979, sono state realizzate negli spazi dedicati. Mostre che in taluni casi sono state organizzate pure in contesti diversi dalla libreria stessa nell’ambito di collaborazioni esterne. Conseguentemente, “l’Agorà” è gradualmente divenuta una vera e propria casa della fotografia nel centro della città, in un interessante contesto ricco di storia, proprio a due passi della locale Accademia di Belle Arti. “L’Agorà” non è mai stata, però, una semplice “attività commerciale”, ma, piuttosto, una realtà composita che ha promosso e sostenuto anche un concreto e apprezzato percorso di iniziative culturali. Potrebbero probabilmente essere sufficienti questi primi spunti per avere una plausibile idea di cosa comporterà la chiusura de “l’Agorà”. Con essa, pertanto, scomparirà un importante e storico spazio che ha dato un contributo di rilievo agli itinerari culturali di quella città e non solo, considerate le tante e fattive interrelazioni che, nel tempo, l’hanno vista interessata da contatti con circuiti geografici talora molto ampi, estesi anche oltre confine. Ma non è tutto. “L’Agorà”, infatti, è stata anche una casa editrice di testi che, altrimenti, chissà quale sorte avrebbero potuto avere. Tra questi, “Gli Anni Cinquanta l'America e gli Americani”, curato da Boveri e pubblicato nel 1997, con testi dello stesso Boveri, di Cartier-Bresson, Green ed altri. Il testo è stato dedicato ad un percorso inerente la fotografia nell'America degli anni Cinquanta del Novecento, ad autori come Steichen e alla storica e monumentale mostra "The Family of Man", alla pubblicazione di "The Decisive Moment" di Cartier-Bresson, ad "Aperture" e al ruolo di White alla direzione, alla New York di Klein; all’imprescindibile sguardo di Frank  in "The Americans". Da ricordare, inoltre, “L'Altra Metà dello Sguardo”, curato da Leonardi e Spitaleri ed edito nel 2001, con contributi di: Battaglia, Caira, Cerati, De Petri, Migliora, Omenetto, Foschi, Leonardi, Parola, Pasini, Rosenblum, Russo, Valtorta. Nel volume sono state raccolte le riflessioni emerse nel corso di un convegno che ha analizzato il ruolo delle donne nell’intera storia della fotografia, cosa peraltro allora inedita per l’Italia. Senza dimenticare poi "Fotografi sulla Fotografia" di Nathan Lyons, "Per una filosofia della Fotografia" di Vilem Flusser e un classico come "Fotografia e inconscio tecnologico" di Franco Vaccari. E’ stato infine pubblicato proprio recentemente, divenendo quasi una sorta di ultimo “canto del cigno”, “Documenti e finzioni Le mostre americane negli anni Sessanta e Settanta” curato da Antonella Pelizzaro. Oltre a tutto ciò, “l’Agorà” è stata anche uno spazio espositivo che ha realizzato, come già accennato, moltissime mostre che sono state dedicate a tanti giovani autori, cui vanno aggiunte le tantissime iniziative dedicate a nomi noti nazionali (Barbieri, Basilico, Berengo Gardin, Biasucci, Bossagilia, Chiaramonte, Cresci, Ghirri, Monti, Radino, Salbitani, Scianna e moltissimi altri) e internazionali (Burri, Salomon, Siskind, Wenders). Per varie ragioni, quindi, con la chiusura de “l’Agorà”, oltre allo spazio reale rischia di dissolversi, se non emergerà come sembra alcuna strada alternativa, un capitale intellettuale di rilievo che non sarà assolutamente facile ricreare in futuro. Là, come altrove.